Home Carmelo Modica

 

2002

Gennaio 2002

Ed il mercante disse: Non ho mai offerto un caffè senza l’obbiettivo, quasi sempre conseguito, di ricevere i cambio un pranzo

Vogliamo un contratto dai candidati Sindaci a Modica

Si noi leggiamo anche libri di revisionismo storico e non ci vergogniamo

Febbraio 2002

Il consiglio comunale si interessa dei problemi della città oppure intende diminuire gli spettatori di Marameo”?

Più è alto più cadrà dall’alto

Marzo 2002

Forzisti a briglia sciolta

Tra mercanti e Vigili Urbani noi scegliamo i Vigili urbani

Speriamo che non sia un fatto grave, ma è vero siamo anche un pò Borbonici

Aprile 2002

Conflitto di interessi

Esempio di conflitto di interessi democratico

Vogliamo costituire un comitato di boicottaggio del polo commerciale?

Maggio 2002

Colloquio paranormale con gli spiriti di corso Umberto

Non solo casinò: finalmente a destra una buona iniziativa

Il supermercato è lo strumento che meglio degli altri ostenta i segni dei tempi: sfruttamento, imbonimento e consumismo

Giugno 2002

Moderna, Onesta, Serena, Pulita.. la nostra Modica.”

Un libro, Cosmo Giacomo Salvemini

Ottobre 2002

Una necessaria precisazione

Della pari dignità, della cafonaggine e degli impegni dei potenti che non possono stare appresso alle piccole cose

La frontiera tra le cose non è tra la destra e la sinistra ma tra educati e maleducati …

Non tutto quello che è legale  è anche giusto

Nuova definizioni del codice della strada

Novembre 2002

Chi c’è e chi non c’è, anche se c’è anche chi non c’è anche quando c’è.

Se saremo chiamati alla mobilitazione contro Pozzallo saremo renitenti alla leva

Pozzallo: come si mette a nudo la incapacità di visioni strategiche.

Un dono naturale

Il cimitero nei giorno dei morti:

Due libri in argomento

Dicembre 2002

Per la questione Pozzallo ...Riflettere con serenità e proporre una soluzione condivisa, che non penalizzi  alcuno… ce lo ha detto il Sindaco Piero Torchi

 

2002

 

Carta Bianca

Finestra sul consiglio comunale di Modica e ...dintorni.

Rubrica mensile a cura di Carmelo Modica

 

Ed il mercante disse: Non ho mai offerto un caffè senza l’obbiettivo, quasi sempre conseguito, di ricevere i cambio un pranzo

Ricordate.. prima in educazione civica, in termini elementari e poi in diritto costituzionale in termini più ampi ed articolati ci indicarono la differenza tra sudditi e cittadini facendola corrispondere rispettivamente alle dittature ed alla democrazie.

Ora non viviamo in dittatura, ma allora cosa è questo trattare il cittadino come un imbecille?

La menzogna ormai viene utilizzata come strumento di potere o come spudorata copertura di propri interessi.

Il pericolo, però, non è negli effetti della menzogna ma nella sua interiorizzazione cioè nel suo divenire un modo di essere. Se nella vita quotidiana dobbiamo fare i conti con i bugiardi, è necessario, però, che la menzogna rimanga riconoscibile.

Nell’area attrezzata ad aiuole degli svincoli del polo commerciale sin dal periodo natalizio è presente un grande cartello in cui è scritto “ Diventerà verde? Grazie al polo commerciale” e poi altri cartelli che annunciano qua e la nascita di fiori ed altro con in ottima evidenza la ragione sociale della ditta.

Non vi è dubbio che il cartello per come è scritto invoca un sentimento di riconoscenza ai cittadini. In altre parole il polo dice: cari cittadini è solo per noi che questo pezzo di terrà diventerà verde… ringraziateci. Questa è una verità che però in maniera sottile vuole fare passare, anzi interirizzare una bugia e cioè che siamo in presenza di un regalo del polo commerciale ai cittadini modicani. Passi per l’iniziativa ma non per il regalo.

Il costo del verde che sarà realizzato non sarà a carico delle ditte del polo commerciale non sarà a carico delle ditte del polo commerciale.

La cultura mercantilistica non ha mai fatto regali a nessuno. Deve essere chiaro, basta andare a leggersi i testi delle sinossi dei corsi di marketing e le cosiddette tecniche di fidelizzazione del cliente (orientate più all’imbonimento che al convincimento) per comprendere che il verde rientra in una logica di profitto così come attrezzare una vetrina ed i costi dell’operazione sono a carico dei cittadini a meno che tutta la direzione del polo commerciale non dimostra di aver diminuito i propri conti in banca per realizzare il verde a nostro favore.

Un giorno un mercante ci disse “Non ho mai offerto un caffè senza l’obbiettivo, quasi sempre conseguito, di ricevere i cambio un pranzo”. E’ in questa frase che viene a sintetizzarsi l’iniziativa del pollo commerciale che del più deleterio mercantilismo ha impregnato tutto il suo modo di essere.

Si può replicare, però che se dovessimo aspettare l’intervento del Comune potremmo stare freschi. Il problema non è così semplice perché l’interesse principale è certamente dal polo commerciale ma è anche vero che rendendo godibile la zona è la città nel suo complesso a guadagnarci. Tutto ciò non cambia i termini della questione perché le spese per tale realizzazione ricadono non sulle generose ditte del polo commerciale ma sui cittadini che andando a comprare in tali ditte con il loro denaro coprono anche le spese di promozione dove tali spese vengono caricate in altri termini il cittadino in questo caso paga la sua “imposta indiretta” al polo commerciale anziché al Comune per realizzare il suo verde. Una “imposta indiretta” cui non si può sfuggire, come distrattamente si ritiene, perché il sistema di distribuzione sta realizzando un vero e proprio monopolio cui non ci si può sottrarre. Un sistema di distribuzione che sta uccidendo il tessuto armonico, equilibrato e umano delle antiche e care botteghe rispetto alle quali incomincia a cedere anche l’idea del risparmio.

Ma a carico di chi possono essere poste luminarie, cornamuse, e quant’altro se non dei consumatori inserendole nelle spese di gestione e quindi nel prezzo finale al consumatore.

Per farla breve esistono delle tendenze cui è impossibile, allo stato attuale, opporsi, ma a livello culturale non possiamo sopportare che una normalissima operazione mercantilista si ostenti come valore etico di generosità, di ansia di salvare il centro storico o di risanamento del paesaggio delle periferie.

I mercanti non cambiano i vizi, sarebbe un suicidio o un impossibile mutazione di DNA, il Comune consenta pure queste operazioni ma mantenga la direzione dei lavori perché vengano realizzati secondo progetti che abbiano il consenso dei rappresentanti del popolo. Noi abbiamo eletto i nostri consiglieri comunali, il nostro Sindaco e non la direzione del polo commerciale.

Diffidiamo inoltre il Comune perché non paghi al polo commerciale… il pranzo per il caffè che ci sta offrendo adesso

 

 

Vogliamo un contratto dai candidati Sindaci a Modica

Berlusconi in televisione in presenza del giornalista firmò il cosiddetto contratto con gli italiani. Insorsero gli ulivisti contro la politica spettacolo tacciando l’avversario di esibizionismo.

E’ vero ma l’esibizionismo spettacolare ed imbonitore presente nell’atto di Berlusconi non ha nulla in meno dell’autobus di Prodi e dei manifesti giganti di Rutelli identici a quelli di Berlusconi che però erano da condannare perché quantitativamente superiori.

Che Berlusconi utilizzi tutte le tecniche di convincimento già sperimentate per vendere saponette è scontato, ma gli ulivisti non contestano queste tecniche perché per loro natura escludono ogni tipo di riflessione nella espressione del voto, ma solo perché la ricchezza di Berlusconi non consente loro di batterlo nella corsa al più invasivo possibile uso di tali mezzi.

In effetti sia i mezzi di Berlusconi sia quelli utilizzati dai comunisti ed in forme diverse dai suoi eredi sono della stessa natura se è vero che il primo con i messaggi mediatici e le tecniche di persuasione occulta ha creato un impero economico, mentre i secondi con la menzogna spudorata, con la demonizzazione sistematica dell’avversario, con la criminalizzazione del pensiero filosofico contrario sono riusciti a farsi passare per democratici (sic); loro i macabri attori del libro nero del comunismo che hanno disseminato il mondo di dittature, fame e sangue.

Noi siamo lontani anni luce, a livello culturale, dai due schieramenti, ma liberato dai significati negativi dobbiamo dire che la firma di Berlusconi del contratto con gli italiani ha un carattere operativo e concreto che occorre imitare, ecco perché invitiamo i candidati Sindaci delle imminenti elezioni amministrative a Modica, prima delle elezioni, oltre il progetto globale firmino, anche in forma plateale, un contratto che in maniera chiara e netta ci indichi sui seguenti problemi quali sono i precisi intendimenti indicando per ciascuno quanto sarà certamente fatto specie per le cose, e sono tante, che non richiedono alcun investimento e per i quali, quindi, non esistono scuse:

  • Sburocratizzazione degli uffici e loro snellimento perché il Comune cessi di essere una palla al piede di qualsiasi iniziativa;
  • Università a Modica Alta: Si! o No!
  • Progetto culturale nei minimi particolari: fondazione, rapporti direzione artistica e direzione politica, ecc
  • Traffico, Vigili urbani, controllo del territorio, protezione civile, realizzazione proposte Ciuffini, utilizzo del parcheggio di Viale Medaglie d’oro, ecc
  • Raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani. Dobbiamo pagare di più per l’inattivismo dell’amministrazione nello scegliere un’area?
  • Piano regolatore generale.
  • Mantenere o meno quelle brutte panchine terapeutiche che inquinano le nostre piazze.

 

 

 

Si noi leggiamo anche libri di revisionismo storico e non ci vergogniamo

Queste frasi non sono state scritte ne “La difesa della razza” del Chiaramontano Telesio Interlandi ma sono contenute in una lettera che il padre dei comunisti Carlo Marx ha scritto a Friedrich Engels il 2 dicembre 1863. Tratto da Wurmbrand, L’altra faccia di Carlo Marx, Edizioni Uomini Nuovi, Marchirolo (Varese), 1984 alle pag. 39 e 40

(…)Sappiamo che dietro ogni tiranno c’è un ebreo (…)L’utilità delle guerre promosse dal capitalismo cesserebbe, se non fosse per gli ebrei che rubano i tesori dell’umanità; (…)gi usurai contemporanei che stanno dietro i tiranni e le tirannie … per la maggioranza sono ebrei. Il fatto che gli ebrei siano diventati tanto forti da mettere in pericolo la vita del mondo, ci induce a svelare la loro organizzazione, i loro scopi, affinché il loro lezzo possa risvegliare i lavoratori e ad eliminare un simile cancro (…)

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Anche Eisenhower fu uno sporco fascista?

Dal Diario di guerra del generale Dwight Eisenhower (Comandante supremo delle forze armate USA nello scacchiere europeo)

(…) la resa dell’Italia fu uno sporco affare. Tutte le nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e guerre perse, ma l’Italia è la sola ad aver perduto questa guerra con disonore, salvato solo in parte dal sacrificio dei combattenti della Repubblica Sociale Italiana. (…). (chiuso il 12 gennaio 2002)

 

 

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Il dialogo febbraio 2002

 

Carta Bianca

Finestra sul consiglio comunale di Modica e ...dintorni.

Rubrica mensile a cura di Carmelo Modica

 

Il consiglio comunale si interessa dei problemi della città oppure intende diminuire gli spettatori di Marameo”?

 

Dopo moltissimo tempo, questa volta abbiamo fatto la rassegna stampa. Sembrano i titoli di alcuni anni fa: Il comune che ancora non sa dove andrà a buttare l’immondizia; cortei di sindaci ed attivismo di onorevoli vari sulla soppressione dei treni, eliporto ed elisuperfice ovvero mantenimento di due termini per infinocchiare la gente e per esibire attivismo. Poco veramente poco. Non sono mutati neanche i termini. Costoro che ora protestano sono gli stessi che prima hanno privatizzato o quasi, prima hanno creato i presupposti per lasciare le decisioni alla libera espressione del mercato e poi vorrebbero chiedere il mantenimento di treni anche in passivo.  “Treni Italia, dice l’Asssessore Francesco Cascio, ci ha assicurato che i tagli dei treni non sono propedeutici alla soppressione della tratta”. Pensate che godimento potremo goderci la ferrovia anche se non vi si muovono i treni: è la nuova ferrovia virtuale?

Per i rifiuti di Modica si ripete il copione ormai da anni. Il Prefetto chiama il Sindaco, questi scrive al presidente del Consiglio comunale, il consiglio comunale (e questa è una nuova strategia) per qualche consigliere è estraneo al problema non potendosi per legge aprire nuove discariche.

E qui sono uguali maggioranza ed opposizione. La tecnica è questa: quando nella risoluzione di un problema si intravedono dei vantaggi guai a chi si azzarda a pensare di espropriare il consiglio comunale o la Giunta delle sue  democraticissime prerogative; quando questo interesse non vi è vogliono un bel podestà. Le elezioni si avvicinano ci dicano i signori candidati a Sindaco entro quando e come intendono risolvere il problema e quanto ci costerà questa loro inettitudine.

In questo baillame quale proposta poteva partorire il consiglio comunale se non quella di una bellissima ed efficacissima conferenza di servizio (panacea di tutti i mali) alla quale dovrebbero partecipare: Prefetto, nucleo di valutazione (non sappiamo cosa sia, non  vogliamo saperlo e comunque ci dicano che c…. ha valutato fin ora), l’amministrazione comunale, i capigruppo consiliari, i tecnici. Ma perché lasciare fuori i capocondomini e perché non invitare, diciamo noi, i medici dell’ospedale Rizza di Siracusa?  Apriamo prima un dibattito su questa esclusione

Abbiamo però il dovere di registrare finalmente un tema nuovo: il piano del traffico. In maniera seria noi diamo al fatto, a prescindere dai risultati dell’esperimento, un significato positivo perché esso è un segno di vitalità: quantomeno immagino che uno, un gruppo si è posto attorno ad un tavolo ed ha studiato e deciso qualcosa, e questo non è veramente poco. In linea di massima siamo d’accordo anche sul tentativo di meglio utilizzare anche ai fini del parcheggio la superfice delle strade razionalizzando meglio quella destinata alla sosta da quello destinata al movimento. Siamo anche d’accordo su un accorto utilizzo dei sensi unici che per la salita della sorda elimina la possibilità di incidenti stradali quasi sempre mortali. Torniamo a dire che è veramente ridicolo ripristinare il divieto di inversione in piazza Monumento se poi non si ha il coraggio di costringere tutti ad invertire la marcia nella rotatoria provvisoria di San fratesco La Cava. Comunque lodiamo questo attivismo di studio e prove.

Poi abbiamo il consiglio comunale che non sappiamo se tratta i problemi della città oppure vuole togliere spettatori a “Marameo”:

  • Non vi è stato un solo consigliere comunale che alla critica dei provvedimenti, abbia accompagnato una soluzione alternativa.
  • Vi è pure chi ha giudicato legittima la scelta del Sindaco: ma perché il Sindaco deve chiedere a qualcuno per adottare un senso unico? … dire questo significa non avere argomenti.
  • Gli stessi che hanno attaccato l’Amministrazione per la situazione insostenibile del traffico (Quasi blocco totale in certe occasioni) ora vogliono legare il problema alla realizzazione di infrastrutture dimostrando l’ignoranza tra provvedimenti urgenti, a breve ed a lunga scadenza, creando incredibili paralleli tra l’assurdo mancato utilizzo del parcheggio di Viale medaglie d’oro con quello appena realizzato in Viale De Gasperi

Comunque nessuna paura basterà il parcheggio sotterraneo in Piazza Matteotti a risolvere il problema, basterà creare questo parcheggio con gli stessi tempi del problema dei rifiuti solidi urbani o dell’eliporto per vivere nel conforto che i tempi bui del traffico si stanno esaurendo.

E pensare che esiste qualche cretino come noi che vorrebbe pedonalizzare tutto il corso con una grande piazza che vada da piazza Monumento allo stretto.

Abbiamo deciso che non ne parleremo più, ci siamo convinti che in materia di traffico deve essere possibile posteggiare tutti davanti alla latteria, si deve consentire di passeggiare con la macchina dallo stretto al Monumento continuamente, si deve essere più elastici nel controllo delle zone blu, il pedone ha diritto di non fare più di dieci metri a piedi e di posteggiare in terza fila, e tutto questo non è un far prevalere l’automobilista sul pedone perché, ricordiamoci questo è il migliore sistema per tutelare il pedone perché l’automobilista non è altro che un pedone automontato quindi il pedone se vuole essere tutelato si ponga alla guida di un auto.

L’uomo, quindi è sempre pedone anche quando guida ma è anche un consumatore ecco perché il traffico deve tutelarlo anche in questa sua veste. Ma chi meglio del commerciante può comprendere i problemi di traffico del consumatore? Nessun problema i maestri del centro storico, gli ingegneri del traffico ad onorem sono i commercianti ecco perché non solo sono sentiti ma alla fin fine decidono.

Ma le ambulanze, i vigili del fuoco, le forze dell’ordine in emergenza garantendo tutto questo da dove passano? …questo non è un mio problema… io non sono un tecnico…

 

 

Più è alto più cadrà dall’alto

Esiste un dominio culturale che annuncia veri e propri sconvolgimenti culturali ed è quello del cosiddetto revisionismo storico sia quello relativo all’origine dei totalitarismi del primo novecento con la correlata origine della seconda guerra mondiale sia al Risorgimento italiano, al Medioevo e alla rivoluzione francese. Già sono in atto questi processi che ebbero un suo inizio con lo storico De Felice

Noi non siamo storici, ma è sufficiente il senso comune per giudicare patetici i tentativi di tanti storici, principalmente di orientamento comunista, che tentano di ostacolare il passo inarrestabile della storia bollando ogni studio che tenga conto delle ragioni dei vinti di “revisionismo storico” un termine coniato per l’occasione con l’obiettivo di imporlo nella cultura che conta con il significato non di normale evolversi della storia ma come strumento dei già demonizzati fascisti per tentare una riabilitazione storica.

Ma il gioco di far confluire nel grande buco nero del Fascismo, appositamente creato ogni studio politicamente scorretto o ogni documento che non conferma la vulgata esistenzialista, progressista e democratica, comincia a non funzionare.

Ogni incursione come le foibe, i crimini comunisti, la violenta conquista del sud da parte dei Savoia o la guerra di Spagna, i giovani della repubblica di Salò, i giudizi su Mussolini dei suoi contemporanei, la vigliacca esposizione del corpo di Mussolini a Piazzale Loreto, le non certamente esaltati azioni dei partigiani (con poche nobili eccezioni) lascia il segno. Prima De Felice ora Furet, Nolte , Mieli e tanti altri stanno sostituendo i mestieranti ed i servi delle ideologie.

Dal 1945 sul fascismo e sul nazismo è stato detto tutto, la bibliografia sull’argomento è infinita. I comunisti che dopo aver alzato il muro di Berlino hanno alzato una muraglia di saggi, convegni, giornali tesi a creare il postulato dei comunisti unico contrasto al demone fascista, una muraglia capace di nascondere la fame ed il sangue che la loro ideologia generava nel mondo.

La storia è un succedersi di documenti ed i documenti sono documenti e basta. Ognuno può interpretarli come vuole ma una volta dimostrata la loro autenticità essi esistono; e non sono ne fascisti nè comunisti; e se ne deve tenere conto.

***

Ricordiamo che durante la nostra adolescenza la De vecchi editore pubblicava dei piccoli ed agili manualetti del tipo “Come brillare in società”, “Come scrivere una lettera d’amore e così via. Tra essi ricordiamo “Il Judò in quattro settimane” che nel sottotitolo o nella sua presentazione, utilizzata per attrarre la nostra fantasia di aspiranti lottatori invincibili, prometteva “Più è alto (l’avversario) più cadrà dall’alto” Questa frase chissà perché ci ritorna alla mente quando riflettiamo sulle dichiarazioni e riflessioni di alcuni nostri intellettuali politicamente corretti che bivaccano in particolare ne “La repubblica”, L’Unità”, “Espresso”, “Micromega” quando dissertano di storia contemporanea.

Noi intravediamo all’orizzonte una vera e propria valanga, perché sta franando tutta la letteratura sulla quale è stata scritta la storia.

Esiste l’esito di una intensa attività di ricerca storica, quella dei vinti, che non è entrata assolutamente nell’attività di ricostruzione storica. Non è stata né riportata né dimostrata falsa: è stata semplicemente ignorata. Per esempio, i testi di storia in sessanta anni non hanno riportato un solo rigo sulle foibe del comunista Tito. (La pulizia etnica slava, legittimata dalle 'nobili' vesti del comunismo di Tito, si abbattè sulle popolazioni italiane) Forse nessun modicano sa che i fascisti processati per l’ecccidio di passo Gatta sono stati assolti sia nel 1921 sia a democrazia ripristinata in un processo di revisione del primo. Questo può consentire di mantenere giudizi politici contrari alla sentenza ma consente a noi, comuni cittadini, di definire menzogna la scritta sulla lapide di Via Roma, che attribuisce ai fascisti la responsabilità delle morti. Le lapidi non possono che fare riferimento solo ed esclusivamente alle sentenze e non a versioni di parte.

Noi siamo convinti che la storia comincia a demolire la ricostruzione di episodi singoli che alla lunga, (solo pochi decenni) trascinerà anche i giudizi di valore che su tali menzogne in questo dopo guerra si sono affermati ed imposti.

Come la regola del Judò prima richiamata chi vuole impedire alla storia di produrre i suoi effetti cadrà dall’alto, da molto in alto perché altissime sono le omissioni e le menzogne sulle quali hanno costruito la loro storia.

Costoro non riusciranno a fermare la verità. Per sessant’anni hanno demonizzato il fascismo e quanto anche minimamente ad esso poteva essere minimante collegato; è stato fatto violentando tutto, è stato fatto come principio di educazione nazionale e adesso si trovano con un risultato disastroso: “il 25 per cento dei giovani stima Mussolini” (Sciuscià di alcune settimane fa). Ma diciamolo: tutto questo non è merito di Mussolini ma la naturale conseguenza della enormità delle fandonie degli ani fascisti, forse la profezia del trinariciutismo del grandissimo Guareschi si sta manifestando in tutta la sua interezza.

Il 25 per cento, pensate più dei voti di Alleanza nazionale, Fiamma Tricolore e gli altri gruppi più a destra messi insieme e nella più totale emarginazione dai più importante sistemi di comunicazione del vecchio Movimento Sociale Italiano (escluse le tribune politiche, disciplinate con legge gli esponenti del vecchio Movimento Sociale furono escludi da ogni trasmissione televisiva e radiofonica e quando venivano fatti presentare si trovavano un fronte compatto ed unito come ai tempi della guerra civile).

Nel settore del politicamente scorretto esiste una estesa bibliografia ne segnaliamo solo pochissimi per chi volesse costituirsi un nuovo posto di osservazione:

Autori vari, Il libro nero del comunismo, LE SCIE 936 pp. 37.000 lire

Isaia N., Sogno E., Due Fronti (la grande polemica sulla guerra di Spagna), Liberal libri, pp.206, £.10.000.

Landolfi E., Ciao rossa Salò, Il crepuscolo libertario e socializzatore di Mussolini ultimo, Edizioni dell’oleandro, pagg. 291, Lit. 32.000

Landolfi E., Un certo Mussolini Borgomastro di Gargnano, il braccio di ferro tra RSI e Terzo Reich , Edizioni dell’oleandro, pagg. 287, Lit. 32.000

Maurizio P., Via Rasella cinquant'anni di menzogne,, pp.125, £.20.000

Maurizio P. e Spataro M., Affidarono ai tedeschi il lavoro sporco, Come i comunisti si liberarono dei loro concorrenti nella corsa al potere. 1944: Rasella Ardeatine e Bruno Buozzi, Controrivoluzione £.5.000

Minzoni G.,., Il Triangolo degli Ignoti, L’Ultima crociata, pp95, £.25.000

Petacco A., Il comunista in camicia Nera, pp.231, £.19.000 (29.000)

Pisanò G., Storia del Fascismo (1914-1943), Opera in 3 volumi, Eco Edizioni , £.400.000 )

Pisanò G., Storia della Guerra Civile in Italia (1943-1945), Opera in 3 volumi, Eco Edizioni £.600.000 (Indivisibili)

Non è facile procurarsi questi libri ma possiamo aiutarvi anche in questo. (chiuso il 12 febbraio 2002)

 

 

 

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Carta Bianca

Finestra sul consiglio comunale di Modica e ...dintorni.

Rubrica mensile a cura di Carmelo Modica

 

Forzisti a briglia sciolta

Riproduciamo due manifesti apparsi sui muri di Modica che vogliamo salvare dalla morte precoce che di norma è riservata a tali manifesti.

Club Forza Italia

ALT

La prossima campagna elettorale dovrà essere improntata alla verità dei fatti:

1)non è possibile tirare i conti senza l’oste. On. Drago l’oste a Modica è il forzista di Modica.. On. Leontini, Modica è dei modicani e su Modica decideranno i modicani

2)Nessuno baratterà gli interessi politici e amministrativi di Modica con squallidi interessi di parte On. Mauro, di casi Pennavaria, Modica ne ha abbastanza

3)I patti, si stipulano alla luce del sole dovranno essere rispettati On.Drago gli impegni assunti con Forza Italia nel 1997 non sono stati da voi rispettati

4)On. Drago, non dovrete distrarvi. Dovrà essere votato il candidato del centrodestra e non quello del centrosinistra come vi è successo di far votare nel 1997

5)E’ bene sin d’ora usare un linguaggio democratico e tollerante delle civiltà On.le Drago lasci da parte il linguaggio degli uomini e dei … Questo gergo appartiene ai mafiosi non ai politici

6)E’ bene che i mass media, stampa e TV siano al servizio di tutti o.. di nessuno

Fine della puntata

Modica 12.2.2002-03-03

I club forza Italia Modica

 

Stop

“Tenere  Alte le antenne contro il pericolo dell’ingresso di affaristi”

(Direttiva dell’On.Le Silvio Berlusconi durante l’ultimo Consiglio Nazionale di forza Italia)

No alla politica degli affari

NO agli affari in politica

A Modica Forza Italia intende raccogliere il fermo invito del suo presidente nazionale

Fine 2^ puntata

Data del timbro di affissione 18 febbraio 2002

I club forza Italia Modica

 

Questi due manifesti hanno attirato la nostra attenzione perché per certi aspetti manifestano segni da tempi ultimi:

Si firmano I club forza Italia Modica, quindi i suoi estensori  preferiscono l’anonimato o meglio il quasi anonimato che è uguale nel senso che sia chi ha pagato il manifesto sia chi ne ha chiesto l’affissione (che sarebbe facile individuare) potrà sempre dire che esso è il risultato di una democratica assemblea di forzisti che si è tenuta la sera di martedì  in maniera spontanea e …che rappresenta il vero pensiero di Forza Italia

Alt e Stop richiamano un linguaggio deciso: forse il suo estensore ha origini fasciste .

L’aver programmato varie puntate, non deve significare per forza che è un amante di telenovelle significa di certo, però, che la sa lunga…

Non è amico ne di Leontini, ne di Mauro; si potrebbe pensare che è amico di Minardo, ma noi lo escludiamo, perché tentare di dare questa impressione potrebbe essere interesse anche di un nemico di Minardo.

E’ certamente nemico di Drago al quale rimprovera che non rispetta i patti e che usa un linguaggio mafioso cioè perentorio, ovvero uguale a quello dell’estensore del manifesto stesso.

Il secondo manifesto che cita Berlusconi chissà perché ci richiama alla mente qualche vecchio antifascista che odiava più “il Contorno” che Mussolini. A prescindere dal giudizio politico noi non possiamo non prendere atto delle grandi capacità che Berlusconi in termini operativi ha dimostrato, sarà per questo che ci viene alla mente “il contorno” di Berlusconi e le sue qualità che hanno stampato e fatto affiggere questi due manifesti. Se fossimo di sinistra questi manifesti ci alimenterebbero la speranza perché con un “contorno” simile non si va lontano.

Nel secondo manifesto a noi sembra che l’autore voglia introdurre il numero chiuso come in alcune università. Infatti, istintivamente il profilo psicologico che i due manifesti tracciano del suo estensore ci fa interpretare la frase  “Tenere  Alte le antenne contro il pericolo dell’ingresso di affaristi”in politicacome l’attuazione di un numero chiuso per l’accesso alla politica nel senso che non vogliono più affaristi perché quelli che ci sono, estensore dei manifesti compreso, bastano.

Noi abbiamo già una idea di chi si nasconde dietro questi due manifesti e a quattro occhi, se qualcuno è ansioso e ci incontriamo sul corso possiamo pure confidarlo in un orecchio, ma vedrete che prima delle elezioni comunali lo sapremo, perché questi tipi umani non rinunciano mai al profondo piacere dato dall’esplosione liberatoria della rivelazione.

 

 

Tra mercanti e Vigili Urbani noi scegliamo i Vigili urbani

Il traffico è un problema che richiede soluzioni di carattere tecnico fondate cioè sulla raccolta di dati oggettivi, elaborazione studi, anticipazione di esiti attraverso elaboratori elettronici  ed adozione. Non esistono però studi nel settore e piani del traffico che non prevedano con molta umiltà gli esperimenti sul campo. Il problema del traffico, a differenza di altri settori tecnici è molto condizionato da elementi, premesse  e condizionamenti di ordine politico. Tale può essere il privilegio del pedone sull’auto, del mezzo pubblico su quello privato, la massima sicurezza della circolazione, il massimo confort delle condizioni di guida, ecc. Come altri settori poi esistono dei limiti invalicabili di carattere oggettivo che sono le condizioni dei luoghi. Vediamo se troviamo qualche mercante che ci suggerisca come può un abitante di via Vittorio Emanuele scendere a Modica bassa senza fare il giro da San Giovanni.

Tutti questi elementi dovrebbero suggerire prudenza nelle dichiarazioni ed oculatezza nelle decisioni.

Ebbene in un momento felice questa amministrazione adotta un piano del traffico che viene presentato e realizzato con entusiasmo e grande spirito di abnegazione dai vigili urbani, Comandante in testa.

Questa amministrazione che pur di sinistra sembra soffrire della “sindrome del Duce” aveva giudicato l’adozione del piano un fatto irreversibile tale sindrome durerà appena un mese annichilita da una sindrome ancora più diffusa che è quella del “calamento di brache”. Oggi 11 marzo apprendiamo che tutto il piano è in via di eliminazione.

Adottare un piano e poi annullarlo è cosa normale, non è normale adottare un piano e poi senza neanche aver verificato i risultati, che sono verificabili solo in un tempo più lungo, si chiude bottega lasciando ai cittadini uno spreco inutile di soldi ed un problema irrisolto. Risultati che andavano comunque raccolti, fossero stati anche negativi, perché anche quelli negativi sono preziosi per future elaborazioni.

Tutta l’operazione pone in evidenza carenze di fondo che meritano di essere stigmatizzate e lo facciamo ponendoci decisamente dalla parte dei vigili urbani che non meritavano un simile trattamento. Ci risulta che avevano lavorato con passione perchè dopo essere stati impiegati come vigile-transenna o come strumento di libidine di comando e potere di questo o quel politico che invadeva le loro funzioni, finalmente affrontavano un problema da Vigile Urbano: il traffico.

Vediamo chi sono gli attori. Da un lato l’amministrazione comunale e dall’altra i commercianti colpevoli entrambi: la prima per aver ceduto alle pressioni dei commercianti senza pretendere almeno la verificabilità dell’esperimento, i secondi perché dimostrano come al solito che il centro storico e la sua vivibilità sono settori che non possono essere oggetto di democratiche decisioni perché il Dio Mida ha assegnato questo onere ai mercanti (che sono una categoria mentale da non confondere con i commercianti) che la esercitano attraverso i “politici giusti”.

Costoro sono i figli della stessa cultura che aveva da ridire sulla realizzazione del ponte Guerrieri,  che provò ad ostacolare il senso unico di Via Vittorio Veneto e viale Medaglie d’oro; una cultura  che non cambia da una città all’altra se è vero che ad Avola era preoccupata per la realizzazione della tangenziale e a Roma fece le barricate per la pedonalizzazione del centro storico.

Una cultura che nell’occasione si è espressa anche in termini violenti, perché è violenza definire il piano del traffico ideato, realizzato e firmato dai vigili urbani un piano dilettantesco: è un’offesa ai vigili urbani. L’0ffesa è ancora più palese quando in maniera contraddittoria prima ci si dichiara incompetenti a giudicare il piano da un punto di vista tecnico e un rigo dopo si dice che il piano “scaturisce da sensazioni empiriche ed è privo di fondatezza tecnica”. (intervista al presidente dell’Ascom Dialogo febbraio 2002). L’offesa è gratuita quando si critica ma non si riesce a  proporre un seppur minimo straccio di provvedimento operativo limitandosi a riportare alcune enunciazioni di Ciuffini, enunciazioni di carattere generale oseremmo dire didattiche, senza alcuna valenza operativa che possono costituire solo criteri di progettazione e non provvedimenti operativi. Perché il Ciuffini, tecnico da noi stimatissimo, ebbe anche a dire a noi personalmente ed in un  pubblico dibattito che le uniche soluzioni per Modica sono i semafori oppure i sensi unici.

Noi riteniamo che l’esperimento andava favorito con un unanime appello alla collaborazione per poi magari bocciarlo ma solo alla luce di negatività provate e non presunte. I poveri vigili urbani sono stati costretti nell’arco di sei ore ad istituire e togliere il senso unico di via Sacro Cuore non perché si era paralizzato il traffico ma per la presunzione di certi influenti personaggi tuttologi.

Il piano adottato a valle di Piazza Sacro Cuore, inoltre va valutato e secondo noi adottato insieme ai sensi unici di via Sacro Cuore e Via Resistenza partigiana, perché è sui colli di bottiglia che si deve intervenire e non tra un collo di bottiglia e l’altro. Non ha senso velocizzare questi tratti perché l’unico risultato  è quello di spostare per esempio la coda dall’inizio di via nazionale all’ingresso di piazza Sacro Cuore senza diminuire i tempi complessivi di attraversamento.

Per eliminare i colli di bottiglia del Monumento, Stretto, Piazza Sacro cuore non esiste altra strada che diminuire la quantità di direzioni confluenti ed allora visto che costoro si dichiarano incompetenti tecnicamente ma criticano con la spocchia di tecnici, vogliano indicarci un solo, diciamo uno solo dei provvedimenti che adotterebbero?.

Ci indichino costoro una sola struttura viaria in progetto o anche da progettare capace di per se di diminuire le direzioni che confluiscono in Piazza Sacro cuore.. Ci dicano quale dei sensi unici adottati ha provocato un allungamento di percorso superiore a quello che un concittadino di Via Vittorio Emanuele deve percorrere per andare in piazza Santa Teresa o in via Fontana.

I vigili urbani, comunque sappiano che quando qualcuno vorrà veramente porre mano con determinazione al problema del traffico e speriamo che ciò sarà per una libera ed autonoma iniziativa e non un agire per necessità perché nella discesa di via nazionale abbiamo avuto qualche morto (cosa che è già successa), oppure perché un’ambulanza intrappolata dal caotico traffico a perduto tempo in maniera fatale o perché i Vigili del Fuoco non hanno potuto muoversi con celerità, ebbene allora state tranquilli che i responsabili della cosa pubblica saranno costretti a riprendere e con qualche adattamento realizzare il vostro piano del traffico, mentre le vittime dei potenziali disservizi che, badate, possono accadere anche domani, sapranno quale categoria ringraziare.

 

Speriamo che non sia un fatto grave, ma è vero siamo anche un pò Borbonici

Sabato 16 febbraio in Gaeta (LT) abbiamo partecipato ad un convegno dal tema “Identità storica napoletana. Tradizione e contemporaneità. Organizzato dalla rivista  “L’Alfiere”. Tutto il convegno è stato interessantissimo ma il livello veramente superiore è stato raggiunto dalla relazione di Ulderico Nisticò con la relazione “Genesi e valore del Regno delle due Sicilie” e da una mostra dal titolo “Il Risorgimento Italiano: una storia da riscrivere. E’ questo un tema che vogliamo curare perché si inquadra in quel più vasto dominio culturale che è quello del revisionismo storico. La pubblicistica che esiste vastissima in materia fornisce un itinerario culturale nuovo che apre scenari veramente interessanti sulla dinastia dei Borbonici e sulle condizioni socio-economici del Regno delle due Sicilie al momento in cui il Regno di Piemonte conquistarono il Sud che fa nascere seri dubbi anche sull’onestà storica dei libri di testo che ci hanno imposto nei nostri studi, e sull’effettivo valore di personaggi come Garibaldi e Nino Bixio che andrebbero rivisitati. Per dare una prima dimensione del problema riportiamo lo stralcio di una lettera che il vescovo di Isernia a scritto al presidente Ciampi il 17 gennaio scorso

Nessuno vuole ripristinare il regno di Napoli e la dinastia borbonica, dalla quale peraltro il Sud ha ricevuto grandi benefici; nessuno vuole rimettere in piedi lo Stato pontificio, sottratto al legittimo sovrano, con guerra non dichiarata e quindi contro lo "ius gentium", (…) ma nessuno potrà accettare l'accomodante esaltazione di un avventuriero armato che con le sue truppe mise a ferro e fuoco le pacifiche zone del Sud (…). Le teste tagliate degli iserniani esposte al pubblico ludibrio sono su stampe e documenti (…) Cerchiamo insieme di costruire un'Italia migliore, insieme ai nostri giovani, i quali conoscono la storia e guardano al futuro, senza ripristinare insopportabili travisamenti di una storia che ormai i più avveduti conoscono. Lasci stare il "risorgimento", signor Presidente e parliamo insieme di "rivincita" morale, civile, religiosa che la nostra Italia merita e di cui tutti, insieme, vogliamo essere artefici operosi, senza nostalgie per un passato non troppo antico, che ha assai poco da insegnarci.

Anche su questo argomento riportiamo una breve bibliografia dichiarandoci disponibili per eventuali indicazioni sul come procurarsi tali libri che, come al solito,  non sono di facile reperimento.

Alianello Carlo, Eredità della Priora [L'],.

Alianello Carlo, L'Alfiere,.

Alianello Carlo, La conquista del Sud, Il Risorgimento nell'Italia meridionale, ,

Anonimo, Briganti, arrendetevi!. Ricordi di un antico bersagliere, .

Autori vari, La storia proibita - Quando i Piemontesi invasero il Sud

Castronuovo Sandro, I cinque Borbone, La dinastia napoletana dal 1734 al 1860,

Iachello Enrico (a cura di), I Borbone in Sicilia

Izzo Fulvio, I Lager dei Savoia - Storia infame del Risorgimento nei campi di concentramento per meridionali,

Keyes O'Clery Patrick, La rivoluzione italiana - Come fu fatta l'unità della nazione,

Monnier Marc, Brigantaggio: storia e storie.

Pellicciari Angela, Risorgimento da Riscrivere - Liberali &Massoni contro la chiesa - Prefazione Rocco Buttiglione,  (marzo 2002)

 

Carmelo Modica

 

 

 

 

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Carta Bianca

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Rubrica mensile a cura di Carmelo Modica

Conflitto di interessi

Salve, mi chiamo Antonio.Vivo a Milano 2, in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio. Lavoro a Milano, in un'azienda di cui è azionista principale il Presidente del Consiglio.

Anche l'assicurazione dell'auto con cui mi reco al lavoro, è del Presidente del Consiglio, cosi come è del Presidente del Consiglio l'assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.

Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio. Quando devo andare in banca, vado da quella del Presidente del Consiglio.

Al pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un supermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.

Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film prodotto e/o distribuito da una società del Presidente del Consiglio (ma questi film godranno anche di finanziamenti pubblici?).

Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo le TV del Presidente del Consiglio, dove i film sono continuamente interrotti da spot realizzati anche dall'agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.

Soprattutto, guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario. Quando non guardo le TV del Presidente del Consiglio, guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Allora mi stufo e vado a navigare un po' in internet, con il provider del Presidente del Consiglio.

Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet, leggo un libro, la cui casa editrice e del Presidente del Consiglio.

Naturalmente, giustamente, come in tutti i paesi democratici, anche in Italia è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono poi approvate da un Parlamento dove la maggioranza è saldamente in mano al Presidente del Consiglio.

Che ovviamente governa nel MIO esclusivo interesse. Per fortuna..”

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Abbiamo ripreso questo gustosissimo “pezzo da  “programma asefi n.11/2002” notiziario on line di una casa editrice che ha un catalogo veramente interessante ma principalmente libero da schemi e gabbie culturali riuscendo a far convivere e confrontare autori fortemente diversi come De Benoist Alain, con il suo “Ripensare la guerra - Dallo scontro cavalleresco allo sterminio di massa”con , “L'Europa sonnambula- L'inganno dei balcani” di Debray Régis e temi “Come sopravvivere alla modernità - Evola/Junger/Mishima - Manualetto di autodifesa per il 2000 e oltre” di un De Turris Gianfranco, con - Nuove ipotesi di indagine sulla stregoneria e la caccia alle streghe (autori vari) e  Fatima, La Russia e le due torri - politica ed esoterismo di Giorgio  Galli.

Siamo particolarmente affezionati a questo editore perché i suoi libri possiedono quel valore aggiunto, ormai quasi introvabile del più completo disincanto sia nella scelta degli autori sia nel modo di portare avanti alcune analisi.  Per alcuni autori addirittura questa casa editrice rappresenta una oasi di libertà riuscendo in essa a pubblicare quanto i loro più grandi (e a quanto pare politicamente corretti) editori non gli lasciano pubblicare. Come sempre siamo a disposizione per eventuali maggiori notizie.

 

Solo i soldi dei proletari non condizionano il potere

 Secondo la rivista americana "Forbes" il Lider maximo cubano Fidel Castro possiede 1.400 milioni di dollari, che se cambiati in Italia equivalgono a 2.436 miliardi di lire. Qualcuno ha però già affermato che non sono denari personali di Fidel Castro, ma sono del Partito e lui ne ha la disponibilità. (22 marzo 2002)

 

Vogliamo costituire un comitato di boicottaggio del polo commerciale?

Non è una novità che il cosiddetto polo commerciale è un nostro “avversario politico”. In esso convivono tutte le negatività usuraie dei mercanti e la politica debosciata del borghese alla Pasolini ed alla Sombart  E’ il luogo dove le più moderne tecniche di persuasione occulta vengono costantemente collaudate. Una delle fandonie che tale cultura orami è riuscita a far valere è che nei loro super mercati si risparmia, perché riescono con la quantità ad ottenere prezzi vantaggiosi, perché saltano intermediari e realizzano un vantaggio che poi viene “girato” all’utente finale. Altre economie provengono dalla organizzazione delle vendite, grandi spazi meno personale, meno spese maggiore risparmio e, quindi, l’ormai incontenibile vantaggio per l’utente finale: ma quanto ci vogliono bene!

Poi per caso noi che ci dilettiamo ad inseguire sogni artigianali veniamo a scoprire che questi signori del polo commerciale ci fottono e di santa ragione. Ecco il risultato dell’indagine. Per comodità chiamiamo Primo ladershop r e secondo ladershop i due esercizi del polo commerciale e bottega l’esercizio tradizionale:

Oggetto dell’indagine: Lamellare di abete spessore 18 mm (400cmx125cm)

Primo ladershop £.40.000 al mq

Bottega £.26.400 al mq (spessore 20mm, quindi maggiore)

Oggetto dell’indagine: Lamellare di Abete spessore 27mm

Primo ladershop £.62.000 al mq

Secondo ladershop £.56.500 al mq

Bottega £. 34.100

Quasi il doppio … ci rendiamo conto? Altro che  risparmi.

Vedendo questi prezzi il nostro pensiero è andato al vecchio taglialegna del grande fiume, ricordate i vecchi film Western? Sporco di polvere impastata di sudore, e di contro questi gestori di ladershop con cravatta a farfalla e pellicce di visone ostentano caproni atteggiamenti surrogati di degradate nobiltà di censo unti vestiti di impossibile nobiltà vera.

In una società normale una situazione del genere dovrebbe far nascere come reazione un comitato di boicottaggio del polo commerciale ma ormai è impossibile perché la madre di tutte le battaglie il capitalismo l’ha ormai vinta: l’uomo consuma, non pensa e non si indigna.

 

..di cosa può essere nostalgico chi per Modica sogna l’apertura di un casinò come rimedio dei suoi problemi?

 

Ciò che rimane di questa seconda repubblica è una netta separazione nell’ambito delle varie correnti che caratterizzavano la vecchia democrazia cristiana tra l’anima che ritiene inconciliabile la visione spirituale del messaggio cristiano con il messaggio, seppure sociale, ma fondato su una visione atea e materialistica dei progressisti.

Per esemplificare: la convivenza tra una Bindi ed un Casini non è più possibile perché l’equivoco che li ha fatti stare assieme per tanti anni ormai è sciolto.

Un processo di rigenerazione ormai è in atto ed ha i crismi di una tendenza naturale ecco perché può essere irreversibile.

Sono primi segni, ancora non ben definiti, ma è un fatto che il centro domina nel centrodestra tanto quanto è dominato nel centrosinistra, come a dire che i cattocomunisti sono sempre più appiattiti sulle posizioni di una visione cosiddetta progressista nuova forma dell’anticristo quale è, piaccia o non piaccia, la visione marxista e comunista.

Per favorire questo processo noi riteniamo si debba dare battaglia alla terza posizione della democrazia cristiana che è quella che ha caratterizzato la vecchia democrazia cristiana e cioè quella banda prezzolata che ha utilizzato la figura di Cristo solo per stare in quel centro ove tutto è possibile, quel centro paludoso, mafioso, gattopardesco, senza identità.

Noi non vogliamo che nel centro destra prevalga la destra, questa destra. Noi vogliamo che il grande centro si rafforzi e consolidi la sua visione cristiana combattendo l’altro schieramento che tenta di imbonire i mediocri con blasfeme fratellanze tra Cristo e Marx ma nel suo interno prenda le stesse distanze da una destra materialista ed a volte pagana rappresentata da residui intellettuali che per limitarci a Modica da giovani e radicali missini sono divenuti maturi democristiani per ritornare da rincitrulliti e materialistici conservatori ad un destra solo perché nel frattempo è divenuta di governo ed ostentando questo ritorno come coerenza con le scelte giovanili. Modica ha di questi animali politici, impegnati, saccenti, che hanno scaldato inutilmente lo scanno al consiglio comunale e con incontenibile impudenza accusano vecchi missini che tali sono sempre rimasti di “nostalgia”; forse per coprire la evidente loro incoerenza intellettuale ma ancor di più per disonestà intellettuale, forse perché non possono che essere nolstagici del nulla, non comprendendo, perché vittime della cultura del branco, che la normale nostalgia è memoria ed in alcuni casi è la vita. Parafrasando un vecchio adagio che dice: possono le foglie di un albero avere nostalgia delle loro radici? Ci chiediamo: di cosa può essere nostalgico chi per Modica sogna l’apertura di un casinò come rimedio dei suoi problemi?

 

Sui commercianti: Notizie vere che potrebbero essere false e viceversa

I commercianti modicani con un comunicato hanno scritto che non è vero che hanno chiesto che il prossimo piano del traffico preveda per loro e per i loro amici, la facoltà di posteggiare i loro motori e motorini sul marciapiede di Corso Umberto, anche perché una tale facoltà favorirebbe indirettamente il consumatore finale, perché un conto è trattare con un commerciante nervoso perché non sa dove mentre il motorino un conto è trattare con un commerciante sereno.

Lo stesso comunicato, inoltre, precisa, che nessun commerciante del centro storico si sogna di occupare i parcheggi nelle vicinanze del proprio negozio con la propria autovettura come non è vero che ogni ora spostano il disco orario.

E’ priva di ogni fondamento, aggiunge il comunicato, la diceria secondo la quale lo spazio antistante un negozio può essere gestito dal comune solo con l’assenso del commerciante cosicché al negoziante o ad un suo parente è consentito in esso il posteggio mentre un comune mortale o peggio un “non cliente abituale” viene redarguito magari richiedendo l’intervento del vigile urbano, ovviamente quello buono non quello, per capirci che perde tempo ad elaborare “dilettanteschi” piani del traffico.

Fonti di solito bene informate ci hanno detto, che il recente intervento dei commercianti sull’adozione del piano del traffico non è passato inosservato. Per la validità di tutte le proposte alternative che i commercianti hanno prodotto per risolvere il problema del traffico, ma ancor di più per la originalità e validità delle stesse proposte, una commissione di commercianti modicani è stata invitata dal comune di Roma e Bologna per suggerimenti e proposte.

Una commissione di commercianti del polo commerciale, invece è stata invitata dai commercianti di Trieste e Venezia per farsi spiegare come risparmiare nella pubblicità infinocchiando la gente che gli regalano il verde pubblico.                                                                       (Aprile 2002)

 

 

 

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Carta Bianca

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Rubrica mensile a cura di Carmelo Modica

 

Non sappiamo se questo pezzo sarà letto prima o dopo la chiusura della campagna elettorale. Per noi tale fatto è completamente ininfluente.

 

Colloquio paranormale con gli spiriti di corso Umberto

Era notte profonda passavamo a piedi sul Corso Umberto, ci accompagnava la sensazione di essere osservati, nonostante nessun rumore di passi e le imposte delle abitazioni erano chiuse o “spente”.

Erano loro seminascosti dalla poca luce dell’illuminazione pubblica dello Stretto, tutti immobili; fianco a fianco, allegri nel loro spazio sul tabellone elettorale.Tutti in giacca e cravatta, proletari, ex proletari e borghesi. Le poche donne, in camicetta: una pure maliziosa ed ammiccante.. Al vecchio tribunale li ritrovavamo, qualcuno cambiato di posto, ma vi erano tutti: come una foto di famiglia.

Sotto il Palazzo degli studi eravamo al terzo incontro, e ci è sembrato giusto fermarci per scambiare qualche opinione. Tutti sorridenti, alcuni muti e tali volevano restare, altri, invece, parlavano subito. Il primo a bocca chiusa ci diceva “ Una speranza che non delude” Stavamo ancora riflettendo sulla profondità di questo pensiero quando un altro, per complicarci la riflessione, aggiungeva “Scegli chi vuoi l’importante che tu scelga la persona che va bene per te”. Seguiva un silenzio assoluto ed imbarazzato; non sapevamo cosa rispondere. Fra i tanti uno parlava anche se avrebbe preferito tacere; era impacciato, come se volesse nascondere qualcosa e, quando si accorse che fra quell’articolo “un” ed “imprenditore” avevamo notato l’apostrofo, ci disse quasi gridando “è colpa del tipografo!”, mentre il manifesto, tutto, arrossiva..

Stavamo riflettendo sulla disgrazia di questo candidato quando un altro ci rincuorava “Modica cresce con l’aiuto di tutti”. Una frase che solo i superficiali possono giudicare banale. Uno di loro sembrava annoiato della nostra presenza tanto che rompeva gli indugi con un “Vogliamo restare a guardare?” per indurci ad allontanarci.

Lo stavamo facendo e mentre tentavamo di spiegare, ad un duro di testa, che si trovava a passare, che non è vero che cavalli e cavallini sono solo nelle scuderie ma possono essere anche nei partiti politici, quando dal gruppo ci veniva lanciato un ultimo messaggio, forse il più serio “Modica cresce con voi”. Sapere che Modica cresce con noi e non con loro ci rincuorava e veloci ci allontanavamo, in macchina, quando… in piena curva, all’uscita della città, gli abbaglianti illuminavano un manifesto gigante alla Berlusconi ed alla Rutelli, in un primo momento ci era sembrata la Lilly Gruber in una delle sue pose al TG1, invece era un isolato che serio ci diceva “Un impegno per la città” Eravamo stressati dai precedenti messaggi per analizzare anche questo… ecco l’unica cosa che ci faceva venire in mente era che la Gruber è una bella donna ….” mentre la notte ci inghiottiva verso casa..

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Quando l’uomo perde il gusto delle cose belle per apprezzare la volgarità e le banalità, quando perde il concetto della peculiarità di forma e di sostanza, quando il regno della quantità e dell’immagine serve a misurare uomini e cose a scapito della qualità, è segno che la decadenza del vivere è in atto.

 

 

Non solo casinò: finalmente a destra una buona iniziativa

Non abbiamo nessun problema a riconoscere che l’iniziativa della raccolta delle firme intrapresa da un candidato della quasi destra modicana per la chiusura degli esercizi commerciali nella giornata della domenica è una buona iniziativa. Ovviamente noi saremo qui a controllare che tale raccolta non sia strumentale ovvero buona solo per la campagna elettorale, perché desta veramente sospetti che il partito dei casinò si riscopra questa anima cattolica e parli dei poteri forti ora che il processo di eliminazione dei piccoli esercenti è irreversibile, o quasi. Se siamo contenti che il casinò non è stato aperto saremo contenti che il progetto della chiusura domenicale vada in porto. Se ci accorgeremo che era solo una strumentalizzazione elettorale lo diremo come sappiamo.

 

Il supermercato è lo strumento che meglio degli altri ostenta i segni dei tempi: sfruttamento, imbonimento e consumismo

Sia detto a chiare lettere: tra supermercato e bottega non può esistere confronto ma solo ed esclusivamente scontro. E’ uno scontro prima culturale e poi scontro di sopravvivenza: la esistenza del polo commerciale provoca un lento ed inesorabile eliminazione delle botteghe a conduzione familiare ferocemente attaccate dai supermercati che, nella fase iniziale provocano, studi specialistici alla mano la chiusura di un terzo di botteghe, tanto che in Francia hanno congelato le licenze

Il supermercato è un nuovo sistema di sfruttamento perché non è vero che si risparmia (leggi il nostro precedente “Carta bianca”) né che il polo commerciale è una ricchezza dei modicani perché i miseri stipendi delle commesse sono minori dei redditi delle botteghe che vedono diminuire i loro incassi o che, peggio, chiudono;

Il rapporto tra supermercato e bottega è uno scontro culturale.Le botteghe sono luogo di dialogo, di comunità, di competenza, di comprensione, di fiducia; di capacità di guida e consiglio anche a risparmiare.

Il supermercato è il luogo della impersonalità, della monotona ripetizione di slogans, della subdola propaganda e coercizione psicologica, dello sfruttamento incredibile del lavoro di tante ragazze e commesse , della ignoranza più vistosa ovvero la non conoscenza di ciò che vendono con addetti alla vendita che se non leggono l’etichetta non distinguono il faggio dall’abete, la lana dalla seta e tanto meno dalle fibre sintetiche. Sono il luogo dove è previsto l’obbligo di percorsi interni accompagnati da musichette in sottofondo scelte in funzione delle scorte di magazzino che non riescono a vendere, percorsi interni molto simili a quelli efficientisti che fanno fare agli animali negli allevamenti intensivi. Se entrate per comprare un solo pacchetto di lamette sarete costretti a girarvi tutti gli scaffali del supermercato prima di arrivare alla cassa, magari inseguiti dal motivetto di quella lozione che è da mesi che non riescono a vendere.

Osservate i comportamenti degli altri, ed analizzate anche il vostro e noterete che ogni vostro comportamento è studiato a tavolino per indurvi a comprare non le cose che sono buone ed utili ma quelle che loro hanno deciso di vendervi. Ed ammesso che risparmiate (la volta scorsa vi abbiamo dimostrato come non è vero) svuotate la cesta e troverete che di un prodotto magari siete stati costretti a comprarne il doppio oppure vi servivano tre viti e siete stati costretti a comprarne confezioni intere di 50 ciascuno che magari saranno utili ai vostri nipoti.

Il polo commerciale, come è successo in altre città provocherà la desertificazione dei centri urbani e nel suo stadio finale il sistema si stabilizzerà in  un sistema distributivo caratterizzato da supermercati in periferia, pieni di prodotti sempre più di serie sempre più appariscenti, brutti e di scadente materiale che serviranno ai poveri per conservare solo la illusione e l’immagine dei pochi pezzi prodotti, a caro prezzo, che saranno esposte nelle pochissime botteghe di elite che sopravviveranno alla volgarità dei supermercati.

Carmelo Modica

(Chiuso il 13 maggio 2002) Il dialogo maggio 2002

 

 

 

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Rubrica mensile a cura di Carmelo Modica

 

 

Moderna, Onesta, Serena, Pulita.. la nostra Modica.”

I risultati elettorali attraverso i manifesti.

Valutare significa misurare e ciò richiede dei sistemi di riferimento per la necessaria comparazione, che però ogni partito manipola e piega alle proprie logiche per dimostrare che comunque ha vinto o quantomeno ha mantenuto le posizioni oppure, male che va, che l’avversario non ha ottenuto i risultati che annunciava di ottenere. In verità la cosiddetta analisi dei risultati misura la mediocrità intellettuale del sistema politico attuale come alcun altro parametro è capace di fare.

Noi vorremmo in questa analisi fare riferimento ad un sistema di qualità della democrazia, ovvero occorre valutare se il sistema democratico è avviato verso criteri di consolidamento ed affermazione della vera democrazia oppure siamo diretti altrove.

Per tanti decenni il sistema si è retto, dopo la sconfitta miliare dei fascismi, sulla fittizia contrapposizione tra marxismo e democrazia, tra comunismo e liberaldemocrazia, ed il primo, che dove era arrivato al potere aveva portato così tanta miseria, così tanta oppressione e così tanto sangue ha fatto accettare d’istinto, diremmo meglio a scatola chiusa, il secondo senza alcuna necessità di avviare su di esso alcun discorso di qualità.

Si può ben dire che la legittimazione della liberaldemocrazia risiedeva nel pericolo comunista e che ritenuto finito questo sembrano consolidarsi le teorie di Fukujama sulla “Fine della storia nell’idea che la liberaldemocrazia appare come l’unico modello possibile.

Secondo il nostro modesto avviso il sistema è in continua evoluzione, ecco perché proprio quando esso appare onnipotente è ragionevole pensare che non esistono distrazioni, alibi culturali o altro perché non si cominci ad analizzare la qualità della democrazia. In altri termini la liberaldemocrazia fin’ora ci ha detto di essere migliore del comunismo sanguinario, ora dovrà cominciare ad essere migliore, oggettivamente migliore.

Il sistema di riferimento cambia e non può che essere quello dei valori tradizionali. In base all’esperienza storica, però, è evidente che certi processi necessitano di naturali maturazioni

***

Abbiamo fatto precedere queste considerazioni di carattere generale ad alcune valutazioni che faremo in riferimento alle elezioni comunali modicane perché siamo convinti che nessuna seria valutazione possa prescindere dal fare riferimento ad un quadro strategico.

Per noi non esistono elezioni amministrative: le elezioni sono tutte politiche. Vogliamo dire che non esiste scelta anche locale, anche la più banale che non sia, o non debba essere, l’espressione di un sistema di pensiero politico e filosofico superiore.

Se poi il riferimento è al modo come le elezioni si sviluppano ogni livello localistico sparisce completamente divenendo l’espressione di una cultura ed un modo di essere di carattere generale.

Ecco noi vogliamo orientare le nostre valutazioni sul modo in cui le elezioni si pianificano e si realizzano perché è solo da questa postazione che possono scaturire risultati “culturali” considerato che ai progetti politici si stanno sostituendo quelli amministrativi (vedi come i programmi elettorali si copiano fra loro) al consigliere-uomo si sta sostituendo il consigliere-lacchè, il consigliere-senza opinioni proprie; al consigliere-liberamente “servo” di una idea superiore si va sostituendo il consigliere schiavo o attore di logiche affaristiche (le stesse considerazioni valgono per gli onorevoli ed i senatori)

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Ma veniamo al concreto sui modi in cui si realizzano le elezioni.

In un nostro volantino elettorale abbiamo riportato un nostro colloquio paranormale con gli spiriti di Corso Umberto, pubblicato anche nel nostro precedente “carta bianca”, dove abbiamo sollecitato un sorriso pensoso con alcuni messaggi ed atteggiamenti rilevanti sui manifesti in giacca e cravatta di alcuni candidati.

Abbandonando la satira diciamo che scrivere una frase su un manifesto elettorale non è semplicemente un messaggio elettorale, ma è una cosa maledettamente seria, essa è una chiara dichiarazione di identità della quale ci si deve assumere la piena responsabilità. Chi ha scritto termini come “fermezza” e serietà” deve aggiungere il sottinteso e consequenziale “presuntuosità”, mentre chi usa il temine competenza deve spiegarci (se vuole farlo gli riserviamo quanto serve su questo nostro spazio) che cosa significa quando esso viene riferito alla politica, considerato che la competenza attiene al mondo della preparazione e non della cultura che è, invece, l’essenza della politica.

La competenza è più la esibizione di una qualità da burocrate che da politico; la competenza richiama la professionalità che è caratteristica del modo di esplicare le mansioni; collegare la competenza alla politica significa declassare questa a mestiere ed il politico a mestierante della politica.

Ecco perché abbiamo orientato la nostra analisi al modo di condurre la campagna elettorale perché, state tranquilli, ci dicono di più le banalità dei messaggi elettorali che il contenuto di sofisticati programmi elettorali; ci dice di più di quanto ci può promettere un tizio che per rendere “verso poetico” il suo messaggio accetta di declassare la nostra città a paese; ci dice di più l’attaccare manifesti fuori dagli spazi o l’idea di vedere il proprio ritratto tra sacchetti di immondizia ammassati attorno al cassonetto della spazzatura di quanto gli stessi possono dichiarare di serio.

Ed infine, ci dice molto di più, anzi ci riconcilia con la vita e ci offre spazi di speranza leggere il messaggio del giovane Vullo (ci sembra di progetto Modica), forse dell’unico modicano candidato che accanto al suo ritratto ha scritto “ Moderna, Onesta, Serena, Pulita.. la nostra Modica.”.

Grazie Vullo, quando abbiamo letto questa frase ci siamo detti:”… questo non sarà eletto… questi sono i tempi di…“Vota chi vuoi…”

 

 

Un libro

Cosmo Giacomo Salvemini, Storia di moderne devianze di Giustizia. La via giudiziaria al comunismo: un golpe fallit,.Edizioni Movimento Salvemini Roma 2002,pp.144 Euro 8,00. Appena potremo ne faremo una recensione più accurata. Ora per farvi un’idea del contenuto ci limitiamo a riportare due righe riprese dal testo stesso: “…I dirigenti del PCI, allorquando si resero conto che la DC aveva escluso, con mirati arruolamenti, i giovani comunisti dagli apparati di difesa dello Stato, (polizia, carabinieri e finanza ndr) aggirarono l’ostacolo esortando i propri simpatizzanti a laurearsi in legge a partecipare ai concorsi per la magistratura, … sta di fatto che negli anni, preture e procure sono state invase da magistrati comunisti, i quali crescendo in carriera, si trovano ora…” Per maggiori notizie o per qualche studente che volesse fare una ricerca su questo argomento possiamo fornire materiale … infinito.

Il dialogo giugno 2002

 

 

 

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Carta Bianca

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Rubrica mensile a cura di Carmelo Modica

Una necessaria precisazione

Qualcuno ci ha contattato per chiederci se avremmo continuato la nostra rubrica considerato che è noto l’appoggio che abbiamo dato e diamo allo schieramento politico che governa Modica. Chi ci ha posto questo problema appartiene a quello schieramento secondo il quale il cervello, i sentimenti, le visioni del mondo sono un corredo organico tarato dal partito di appartenenza, per esempio, come quell’apparecchietto che una volta dava, Infostrada che te lo metteva a casa e ti consentiva di scaricare le telefonate secondo i suoi desideri. Poi magari cambiavi società e giù altro apparecchietto ed altre direttive.

Secondo costoro noi abbiamo scritto quello che abbiamo scritto, in questa rubrica, sulla Giunta Ruta perché stavamo all’opposizione e, quindi ora che stiamo nella maggioranza non potremo più, per esempio, essere  critici nei confronti di questa amministrazione.

Noi riteniamo che costoro al posto del cervello hanno l’apparecchietto ed applicano a tutti le proprie categorie mentali perché vivono nella certezza che non ne esistono altre. Costoro sono servi a livello interiore, non hanno mai gustato il piacere della libertà e, quindi, ci hanno manifestato un problema che, invece, è un loro problema.

Noi pur appartenendo ad un Movimento non abbiamo mai ricevuto direttive e meno che mai ne potremmo ricevere dallo schieramento politico al quale ci lega solo un accordo elettorale e non certamente una con-fusione di sistemi culturali e visioni del mondo.

Ad ogni buon fine, siamo disposti ad accettare la sfida di chi volesse evidenziare contraddizioni ed incoerenze: se vorrà farlo potrà utilizzare la nostra E-mail

La prima provocazione la lanciamo subito. Noi riteniamo che il nostro Sindaco in occasione della grossa grandinata del 15 settembre scorso ha dato una prova di massima efficienza e di correttissima interpretazione della sua funzione di Autorità locale di Protezione civile.

 

Della pari dignità, della cafonaggine e degli impegni dei potenti che non possono stare appresso alle piccole cose

Tempo fa, molto tempo fa, da consigliere comunale all’allora Sindaco Agosta che condivideva le motivazioni dell’ennesimo nostro richiamo per aver iniziato in ritardo i lavori del Consiglio comunale noi chiedemmo la sua parola d’onore che da allora avrebbe iniziato i lavori con la massima puntualità. Intervenne il consigliere Saverio Terranova dicendo che il Sindaco non poteva prendere  impegni di questo tipo ma solo impegni di carattere amministrativo. Noi ribattemmo dicendo che prendevamo atto che secondo questa visione la politica e la democrazia non si sposano con l’onore.

Perché la memoria di questo ricordo? Ecco noi ci chiediamo perché la politica è divenuta una lente attraverso la quale qualsiasi comportamento viene deformato rispetto al suo nobile significato originario?

Perché, per esempio, presentarsi in ritardo ad un appuntamento privato significa essere maleducati e non venire per niente ad una programmata riunione politica non è cafonaggine ma … comportamento giustificato sempre da esigenze di carattere politico…?

Perché un politico, programma una riunione mensile e poi decide di non fare la stessa riunione e non solo non si cura di  avvisare i convenuti ma cade dalle nuvole quando si vuole giudicare scorretto tale comportamento?.

Queste osservazioni sono, da costoro, considerati argomenti marginali e spesso vengono accompagnati da sorrisi e ghigni storti compresi tra la guancia pressata dall’immancabile telefonino all’orecchio e l’altra metà del viso che pare irrigidita dal consueto bronzo, dove il telefonino è l’emblema della potenza, il simbolo di chi fa cose importanti e urgenti; ormai il mondo si regge sulla ragnatela invisibile che collega i telefonini dei potenti dell’Italia, un po come quello installato nell’auto di un ex presidente dell’Azasi che doveva gestire la bellezza di dodici impiegati dispersi in ottanta stanze.

 

La frontiera tra le cose non è tra la destra e la sinistra ma tra educati e maleducati …

Torneremo su questi argomenti perché qui il problema non è se si fa o meno il macello o se saranno presi provvedimenti utili a meglio organizzare il traffico che, piaccia o meno sono problemi da commissario prefettizio, il problema è tra gente educata e gente maleducata, tra nobiltà d’animo e cafoneria, tra amore cristiano e solidarietà fasulla dove la povertà è utile ad ostentare “amore” e, quindi, necessario strumento per fare politica.

Noi rileviamo che la politica attuale per agguantare anche un voto, conia termini come pari dignità, il giusto coinvolgimento e quant’altro ma poi fa confusioni, per carenze di fondo, e si sente furba e potente e magari ride dei destinatari della pari dignità

Noi riteniamo che la politica abbia perso, avendo mercificato tutto, il senso delle dimensioni e, cosa ancora più grave il significato di dovere. Non riconoscendo tale limite questa politica vuole essere ringraziata anche per l’ordinaria amministrazione, anche per la erogazione di quei servizi per i quali il cittadino paga abbastanza: in certi casi pure più del normale.

Ripetiamo che padre Sortino parroco in Santa Maria, che Dio lo tenga in buona salute, ama dire che… l’amore inizia la dove finisce il dovere.

Ecco con questa, per certi versi miscellanea, noi abbiamo indicato quali sono le chiavi di ,lettura che utilizzeremo per valutare l’azione amministrativa.

Noi vogliamo misurare la politica con gli strumenti che ci hanno lasciato i nostri padri: l’amore cristiano, il buon senso, la correttezza, il giusto, il bello. E non è vero che i loro significati sono opinabili.

Se il politico dà una mano al più miserabile della terra sa di fare una opera buona, ma deve essere convinto che il malcapitato non deve essere aiutato solo perché ha avuto la fortuna di conoscere un onorevole ma egli deve essere, invece, il gratificato destinatario di un’azione impersonale di uno Stato che la vera politica mira a realizzare.

Il malcapitato deve essere posto sotto la protezione dello Stato, della Comunità la sola capace di tutelargli la dignità di uomo e non essere vittima e destinatario di una mortificante questua interessata dei mille tronfi e telefoninizzati politici che impestano l’Italia.

Noi pensiamo che questa dovrebbe essere la nuova frontiera capace di coalizzare un nuovo fronte antagonista, che a nostro avviso dovrebbe redigere come primo atto un nuovo sillabario: qualche studio interessante in verità esiste già, prima o poi ne indicheremo i riferimenti bibliografici.

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La politica non è mestiere ma sensibilità, tensione, passione;

La politica non è efficiente, la politica è efficace;

La burocrazia è efficienza, la politica è capacità di interpretare i bisogni;

Il politico è uomo ricordato nel tempo: può divenire un mito; il politicante non sopravvive a se stesso;

Il politico è uomo parco riservato, il politicante sale e scende dai palchi e fa aprire e chiudere i sipari ;

Il politico è uomo amato il politicante è invidiato dai mediocri;

Il politico realizza il politicante annuncia;

Il politico organizza seminari e studi concreti, il politicante grandi assembramenti osannanti riuniti con migliaia di telefonate.

Il politico valorizza il lavoro di professionisti competenti, il politicante si serve solo di scenografi e ragazze in minigonna.

 

Non tutto quello che è legale  è anche giusto

 

In uno Stato etico, o meglio che aspira alla eticità della sua azione, si tenta di far coincidere la morale con la norma e, quindi, la legalità con la giustizia. Il concetto è difficile e dibattuto ma a Modica lo possiamo cogliere in maniera concreta:

Se un vigile contesta una contravvenzione per un divieto di sosta: nessuno può dire che non sia un  atto legale;

Se un vigile contesta una contravvenzione per un divieto di sosta, in un ambiente di violazioni caratterizzato da una totale violazione del codice della strada e di caos generalizzato: nessuno può dire che tale contravvenzione sia giusta.

Se uno dei piccoli camioncini, scarica il materiale recuperato da lavori di ristrutturazione di una piccola casa in una discarica di materiale inerte non autorizzata e viene verbalizzato siamo in presenza di una contestazione legale;

Se uno dei piccoli camioncini, scarica il materiale recuperato da lavori di ristrutturazione di una piccola casa in una discarica di materiale inerte non autorizzata e viene verbalizzato siamo in presenza di una contestazione ingiusta perché, ci diceva uno dei vecchi camionisti, da quando è stato chiuso il dirupo rosso non esiste una discarica di materiale inerte.

Ma la vera amoralità sta in quel potere che ha il coraggio attraverso i suoi funzionari di lamentare la maleducazione dei cittadini e come tutti i mediocri è incapace di cogliere le proprie pesantissime colpe non per quell’attivismo che richiede soldi che non ha ma per la sua latitanza nelle cose che comunque potrebbe: organizzare la sosta al posto di inutili divieti di sosta tra l’altro permanentemente violati (fra tutti quelli di Corso Umberto), controllare con metodo le zone blu, sfruttare il parcheggio di Viale Medaglie d’oro, organizzare gli enormi spazi dopo S. Maria, pianificare le discariche di materiale inerte e così via: si aspetta… ma cosa?… la strada alternativa a Corso Umberto?… come dire il ponte sullo stretto. Come al solito in attesa della Ferrari non si usa neanche l’alfetta di cui dispone.

La sinistra. dopo otto anni è responsabile,… non esistono dubbi,… ora vediamo quanto tempo ha bisogno la destra.

 

 

Nuova definizioni del codice della strada

Il Marciapiede

Omissis

Il marciapiede è la parte della carreggiata destinata alla circolazione dei pedoni con una eccezione: solo a Modica (RG) e solo in Corso Umberto all’altezza del civico n. … esso è anche destinato alla sosta del ciclomotore del Commerciante di … e/o dei suoi amici

omissis

 

Queste le due nostre letture estive:

Maurizio Cabona, Il Caso Autant Lara, Terziaria, 2001 Pag. 176 € 8,78 (£. 17.000)

Claude Autant Lara è uno dei più significativi rappresentanti del grande cinema francese. La sua vita lunga un secolo ne ha fatto l'interprete di laceranti contraddizioni. Comunista e fascista, libertario e antisemita, innovatore e tradizionalista: costante solo in un europeismo irriducibilmente avverso agli Stati Uniti d'America.

Un nome prestigioso, quindi, regista non solo di successo ma anche di novità di pensiero. Ha diretto film i cui titoli più noti sono (nella versione italiana) Evasione (1943), Il diavolo in corpo (1946), L'uomo e il diavolo (1954), La traversata di Parigi (1956). Ha spesso denunciato l'ipocrisia serpeggiante o dominante della società contemporanea, attirandosi a volte aspre critiche. Il suo spirito d'indipendenza non gli ha certamente guadagnato la celebrazione da parte dei mass media, quando nel febbraio del 2000 ha cessato di vivere all'età di novantotto anni.

Era un regista discusso, controverso, non allineato, a suo modo anarchico, arrivato al successo non più giovanissimo ma con un mestiere solido e approfondito, Un personaggio scomodo, di quelli che è meglio ignorare, evitando non solo gli scontri ma anche i confronti. … debuttante al Parlamento europeo al quale era stato eletto (colpa gravissima, superiore evidentemente ad ogni altro eventuale merito acquisito in precedenza…) nelle file della destra di Le Pen, dove aveva sostenuto che sarebbe stato folle concedere agli "stranieri" una quota pari al 40 per cento del mercato, lasciando appena il 60 per cento agli indigeni: nemmeno "l'occupante tedesco, in quattro anni si era "mai permesso né arrogato" un tale lusso.

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Alain de Benoist, Comunismo e nazismo e totalitarismo Arianna Editrice, 104 pagine, 9,29 euro

Il saggio in particolare pone ai suoi lettori una domanda inquietante. Se il comunismo ha provocato massacri superiori a quelli determinati dal nazismo come si spiega che l’anticomunismo è quasi del tutto assente, mentre l’antifascismo militante è sempre al centro del dibattito politico e culturale?

Per il saggista francese non ci sono dubbi: comunismo e nazismo devono essere valutati con la lente della storia e non con quella della memoria. E per essere valutati devono essere necessariamente comparati:

L’autore evidenzia il fatto che molti sostengono l’idea che il nazismo sia stato un regime ben peggiore di quello comunista in quanto il primo professava una dottrina di odio e di rifiuto del concetto stesso di umanità, mentre il secondo una dottrina di liberazione e di amore per l’umanità. Dunque i crimini comunisti non sarebbero stati altro che una perversione del comunismo, che era in sé un ideale di liberazione umana.

Ai sostenitori di questa idea il saggista oppone una semplice considerazione: fare male in nome del bene non è meglio che fare male in nome del male. Distruggere la libertà in nome della libertà non è meglio che distruggerla in nome della necessità di sopprimerla?.

Perché il nazismo suscita un astio che il comunismo non suscita? Per de Benoist la risposta risiede nell’alleanza siglata nell’ultima guerra fra lo stalinismo e le democrazie occidentali, alleanza che ha costituito il fondamento dell’ordine internazionale scaturito dalla sconfitta tedesca del 1945?. Poiché la Russia sovietica e le democrazie occidentali hanno combattuto da alleate il comune nemico nazista quest’ ultimo non può che essere peggiore di Stalin.

Come al solito chi volesse maggiori indicazioni su questi libri può lasciarci una E-mail (Chiuso il 10 ottobre 2002)

 

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Carta Bianca

Finestra sul consiglio comunale di Modica e ...dintorni.

Rubrica mensile a cura di Carmelo Modica

 

 

Chi c’è e chi non c’è, anche se c’è anche chi non c’è anche quando c’è.

Un primo grande risultato il nostro Sindaco lo ha evidenziato e bisogna dargliene atto: Modica è divenuta un grande cantiere di lavori. Si nota la presenza del Sindaco non solo dalla luce accesa del suo studio ma dall’attivismo con i quali sono stati avviati tanti lavori.

A proposito di luce dello studio raccontano che anche Lui a Roma negli anni del consenso aveva la luce accesa dello studio fino a tarda ora; qualcuno confidò successivamente che la lasciasse accesa anche quando non c’era.

Chi c’è sempre, invece, è l’Assessore alla polizia urbana; tutte le sere sotto il Municipio a parlare con il vigile urbano di servizio in piazza Monumento. Poi il vigile urbano finisce il turno ed anche l’Assessore lascia il posto. Il fatto più interessante è che questa chiacchierata serale è divenuta una tradizione perché per quanto ci risulta tutti gli Assessori alla polizia urbana che si sono alternati negli ultimi anni hanno trascorso questa oretta con il vigile urbano di piazza Monumento. Ormai fa parte del paesaggio, qualcuno sta pensando di farne una cartolina ricordo ed altri che forse sarebbe il caso di impiantare li una garitta per consentire l’incontro anche con la pioggia. Chi, invece, non c’era anche quando c’era è il Sindaco Ruta, almeno così suggeriscono i risultati ottenuti ed i suoi avversari politici durante la campagna elettorale.

Tutti sanno che noi non abbiamo molta stima del potere burocratico ecco perché ci chiediamo che orari faccia e come li fa. E’ una domanda che si pone anche quel cittadino che dopo aver sparato in mezzora 40 fax ed altrettante email in tutto il mondo e dopo avere con una semplice firma movimentato l’equivalente di mille oneri di urbanizzazione da una banca all’altra dal computer di casa propria, si chiede che cosa fa il potere burocratico e che orari fa se per pagare al comune di Modica gli oneri di urbanizzazione deve prima fare la fila alla posta e poi si deve recare all’ufficio tecnico comunale per esibire la ricevuta dell’avvenuto pagamento.

Non disperi Signor Sindaco Le potrà capitare di essere violentemente attaccato da questa Gareschiana sinistra per non aver risolto in sei mesi un problema che loro in nove anni non si sono nemmeno accorti esistesse, ma ci creda, noi una volta in consiglio comunale dicemmo che al comune sono presenti delle anime nere che “governano a prescindere dei politici, ci creda queste anime nere sono ancora tutte là non al loro posto di lavoro ma al loro posto di combattimento, si perché costoro non sono li per lavorare ma per mostrare gratitudine ad un eterno padrone.

 

 

Se saremo chiamati alla mobilitazione contro Pozzallo saremo renitenti alla leva

A nostro avviso è necessario coniare un nuovo vocabolario politico, fosse solo per alcuni termini. Uno di questi è “Conservatore” perché piaccia o meno l’attacco comunista al vocabolario della lingua italiana gli ha attribuito un significato negativo che purtroppo non si riesce più a riabilitare nonostante il Manifesto dei conservatori di Prezzolini. Lo stesso vale per il termine “nazionalismo” che una volta era sinonimo di fiero senso di appartenenza ad un popolo e ad un territorio ed ora per dargli il significato “normale” ed originario occorre accompagnarlo ad una serie di aggettivi migliorativi.

Le dichiarazioni della direzione politica modicana, in merito alla richiesta del comune di Pozzallo di allargare il proprio territorio, ci hanno richiamato non l’orgoglio di modicano ma la più sorpassata e bieca posizione nazionalistica e conservatrice dei primi anni del secolo.

I figli della cultura che sputò, negli anni 1918-1922, addosso ai combattenti che ritornarono dal fronte, magari mutilati, dove avevano difeso i confini della Patria, ora scoprono i confini municipali e avvertono, con un decisionismo degno di maggior fortuna, che… “non staremo a guardare e giungeremo perfino a scendere il piazza se necessario”(I modicani del 10 dicembre).

Ecco a noi, nonostante Dio sa quant’è forte il nostro attaccamento alla nostra terra, queste dichiarazioni ci hanno dato fastidio. Ci da fastidio che una cultura politica, ormai priva di mordente e capacità di nobile mobilitazione, cerca ancora di cavalcare la tigre delle dichiarazioni storiche evocando profonde passioni, quella stessa cultura che ormai da decenni conosce solo la passione di ostentare il nulla, il vuoto.

Ebbene noi diciamo subito che non accoglieremo l’invito alla mobilitazione sia perché non esiste un nobile motivo sia perché chi chiama alla mobilitazione non ha un passato che gli da autorevolezza non riuscendo a distinguere un popolo in festa attorno alla madonna vasa vasa da un popolo che protesta per difendere il posto di lavoro o contro le angherie del potere.

 

Pozzallo: come si mette a nudo la incapacità di visioni strategiche.

Le prime dichiarazioni della direzione politica modicana in merito alla richiesta di allargamento territoriale del comune di Pozzallo non ci meravigliano più di tanto. La classe politica modicana da sempre ha dimostrato di non amare la nostra Città.

Ora è come sempre, ed in particolare come nel 1927, quando i gerarchetti fascisti modicani non si opposero alle assurde pretese del fascista doc Pennavaria e non furono migliori gli antifascisti che non seppero balbettare neanche un timido dissenso contro l’autentico abuso che il Fascismo stava operando contro Modica e contro la storia.

Quest’ultimi antifascisti, nel 1945, a democrazia ripristinata, e cioè quando non esisteva alcun pericolo né di olio di ricino né di confino, non tentarono di ottenere un benché minimo riconoscimento per risarcire per quanto era possibile, l’abuso subito dal fascismo e confermarono, e questa volta senza l’alibi della protervia fascista, questo loro disinteresse per la nostra Città alternando, dal 1945 ad oggi una classe di governo che non ha mai amato Modica tanto che nonostante alcuni suoi uomini abbiano ricoperto incarichi importanti e prestigiosi alla Regione ed altrove, abbiamo assistito ad un costante depauperamento del prestigio che i nostri padri ci avevano lasciato.

Costoro rimproverano a Pozzallo di aver assunto decisioni unilaterali e senza pudore nascondono che tra i consiglieri comunali di Pozzallo che hanno votato l’allargamento del territorio comunale vi erano anche quelli che appartengono allo stesso partito del Sindaco di Modica, che pure hanno organismi provinciali dove siedono pozzallesi e modicani.

***

La differenza tra la mediocrità dell’azione politica e le visioni strategiche sta, a nostro avviso nella capacità di riconoscere anche le ragioni altrui e nell’affrontare le analisi con estremo disincanto ecco perchè quando un consigliere comunale di Modica dice che…“è inutile che ci scaldiamo per queste cose: dobbiamo solo dire serenamente a Pozzallo che ci dispiace se stanno stretti ma sono fatti loro…” (I modicani del 10 dicembre) noi cogliamo in maniera concreta il concetto di mediocrità.

Noi riteniamo che ogni problema che riguarda la nostra Città, per essere inquadrato in maniera corretta, deve essere inserito in un contesto socio-economico più ampio con prospettive più “lunghe” negli spazi temporali e con visioni capaci di cogliere le vocazioni tradizionali del suo Popolo e quelle, oseremmo dire geopolitiche, del suo territorio.

Da questa prospettiva non necessitano particolari studi ed analisi per percepire come Modica abbia una vocazione storica di guida su un comprensorio che ha dei connotati culturali omogenei ed una funzione di leadership economica la cui vocazione si è espressa e si esprime nell’attuale bacino di utenza (e geografico) cui fa riferimento il nostro polo commerciale, una situazione complessiva che richiama, in quanto applicabili, più criteri di sistema di area metropolitana che di singola città.

Ovviamente una conseguenza di queste nostre analisi è che non di idee ha bisogno la direzione politica modicana ma di qualità, a cominciare dal concetto di guida che non può non essere intesa fuori da un primus inter pares condizione che le prime dichiarazioni dei nostri politici distruggono considerato tra l’altro che esse sembrano nella stessa logica irrispettosa delle esigenze altrui di quei politici modicani che posizionarono la propria zona industriale nelle immediate vicinanze dell’abitato Pozzallo con un depuratore ASI che, in certe condizioni di vento, ha gemellato nella puzza gli abitanti della nostra fiumara agli abitanti di Pozzallo.

 

 

Un dono naturale

Il cane annusa e trova il tartufo: è un dono naturale.

Il capitale annusa e colloca in Modica il polo commerciale, e fa soldi: anche questo è un dono naturale.

Il politicante annusa e trova un piano regolatore, un servizio dei rifiuti solidi urbani, dei lavori pubblici da gestire: è un dono naturale.

 

Il cimitero nei giorno dei morti:

Fili di corrente elettrica aggrovigliati che girovagano tra le tombe appoggiandosi ora su un bel chiodo piantato senza molti riguardi su una tomba ora sostenendosi con un paio di giri sul braccio proteso verso l’alto di un angelo, lasciando qua e là piccole lampadine sul ritratto di qualcuno quasi sempre abbinato a fiori di plastica.

Una lampadina 2,5 Euro, 2 lampadine 5 euro e cosi via, poi il vero affare una croce con 10 lampadine solo 15 euro con un risparmio di ben 10 euro. Un ulteriore tassello contro la disoccupazione è stato piantato.….Scenari futuri…Per gli anni prossimi si pensa di ampliare il servizio. Sarà potenziato il servizio lampadine. si prevede, infatti, che attraverso una planimetria di cui sarà dotata la ditta sarà possibile ordinare le lampadinette anche via telefono o attraverso la rete internet. C’è chi sostiene che alimentare questa nuova filosofia può anche consigliare di restare e pregare i propri morti da casa ed evitare quel problema di circolazione che ogni anno si verifica nelle vicinanze del cimitero.

I servizi in questa ottica saranno aumentati ed al servizio lampadinette saranno aggiunti:

  • Il servizio fiori di plastica, più economici e moderni;
  • Il pianto senza lacrime e con le lacrime, realizzato da apposite squadre specializzate
  • Le preghiere, che potranno essere realizzate con un impianto di amplificazione centralizzato che, utilizzando gli stessi fili delle lampadinette, lascerà in ogni tomba convenzionata un piccolo altoparlante, oppure, ma sarà più caro, con persone dal tono di voce particolarmente adatto a tale fine.

Una direttiva formale sarà data quanto prima considerato che, sensibili all’occupazione, si vuole dare il tempo ai venditori di fiori veri ed ai venditori di lumini di convertire per tempo la loro attività commerciale in fiori di plastica e lampadinette.

Per evitare ogni forma di speculazione si sta approntando un capitolato tecnico che prevede le dimensioni del gambo, delle foglie, le caratteristiche dei petali dei fiori di plastica (ogni colorazione diversa rispetto al naturale sarà severamente sanzionata), il vattaggio delle lampadine e le dimensioni delle croci illuminate per le quali pare si voglia imporre il limite delle 10 lampadine per non evidenziare molto le differenze sociali.

 

Due libri in argomento

Ci sembrano in linea con gli argomenti sviluppati in questo numero i concetti di globalismo e localismo che ci fanno vedere come un corretto localismo passa attraverso una visione globale che non si può non inserire nelle nostre analisi anche di fatti locali

Eduardo Zarelli, Un mondo di differenze. Il localismo tra comunità e società. Prefazione di Massimo Fini, pp. 112, L. 18.000 Euro 9.30

Breve, ma esaustivo saggio sulle contaminazioni di pensiero, tra moderno e post-moderno, alla ricerca di una definizione possibile di localismo.

Mentre tutto sembra tendere irresistibilmente all'unicità e all'uniformità riemerge - contemporaneamente e in controtendenza - la necessità di appartenere e partecipare ai destini di comunità, apparentemente minori, in realtà a "misura d'uomo" e, quindi, d'universo. Certamente, tramontate le ideologie, i riferimenti dell'agire sociale e politico sono sempre più legati consciamente o inconsciamente - alle coppie polemiche comunitarismo/individualismo e appartenenza/emancipazione.

La globalizzazione e la conseguente massificazione producono il frutto inaspettato della diversità e dell'identità come necessità sostanziale della cultura dell'uomo e del mondo naturale.

Eduardo Zarelli porta alla luce, con questo lavoro, una elaborazione universitaria e pubblicistica pluriennale che lo ha visto, tra l'altro, fondare e dirigere la rivista ecologista "Frontiere. Identità, comunità, etnie".

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Jerry Mander Edward Goldsmith, Glocalismo L'alternativa strategica alla globalizzazione. pp. 288 Arianna editrice, Euro 16,53 L. 32.000

La società del prossimo millennio è destinata a trovare forma in un megamercato? Scopo primario di questa raccolta di scritti, voluta e curata da due dei più importanti pensatori ecologisti contemporanei, è di aiutare a capire cosa si intenda per "economia globale" e di mostrare, conseguentemente, in quale modo la corsa alla globalizzazione coinvolga, per molteplici e fondamentali aspetti, la nostra vita. Il secondo scopo è di dimostrare che questo processo deve essere arrestato e invertito il più presto possibile Il modello di sviluppo che ha impoverito i più accentuando la devastazione del pianeta potrebbe condurre a conseguenze irreversibili.

Ogni intervento descrive e analizza un aspetto del fenomeno mostrando, nel suo complesso, sia le radici del globalismo che i suoi molteplici fallimenti. Alla fine risulta chiaro che necessita invertirne il corso, agire in controtendenza rivitalizzando il locale e il controllo economico, l'autosufficienza e la salute ecologica dei popoli, perché in ogni luogo c'è un "centro del mondo" possibile.

E, se il ritorno al locale viene visto dai più come una utopica regressione nel passato, quello che ci dimostra questo libro è che la vera illusione consiste nel separare la gente dal controllo della propria vita, relegandola nelle mani di una anonima burocrazia tecnocratica dedita al proprio profitto più che al benessere comune. (Chiuso il 11 novembre 2002)

 

 

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Carta Bianca

Finestra sul consiglio comunale di Modica e ...dintorni.

Rubrica mensile a cura di Carmelo Modica

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Per la questione Pozzallo ...Riflettere con serenità e proporre una soluzione condivisa, che non penalizzi  alcuno… ce lo ha detto il Sindaco Piero Torchi

 

Noi non apparteniamo a quel gruppo di personaggi che frequentano sistematicamente i corridoi del nostro Municipio. Riteniamo però di saper cogliere che qualcosa di nuovo si è verificato: avvertiamo un evidente maggior dinamismo. Possiamo immaginare anche che ciò sia dovuto al fresco entusiasmo dei nuovi assessori ,quasi tutti debuttanti, ma è indubbio che tutto ciò non può non essere anche merito del Sindaco. Sappiamo che questa palpabile efficienza e rapidità non basta da sola a qualificare la politica ma è pure certo che ultimamente abbiamo dovuto sopportare sia la l’assenza della politica sia la inefficienza. Noi non amiamo le interviste generaliste ecco perché abbiamo preferito analizzare meglio il pensiero del Sindaco Torchi sulla richiesta di ampliamento del proprio territorio avanzata dal Sindaco di Pozzallo.

 

D. Signor Sindaco, Lei (I Modicani del 10 novembre 2002) dice nella sostanza che la pratica dell’ampliamento del territorio comunale da parte del Sindaco di Pozzallo a spese del nostro comune è stata avviata senza avvertire Modica e così… mentre di giorno si parla di integrazione di notte si tesse la tela della discordia. Noi abbiamo ricostruito in una cronologia tutti i passaggi realizzati dal comune di Pozzallo e se è vero che manca una comunicazione diretta ed ufficiale è pur vero che dal 3 marzo 2002 al 9 ottobre 2002 in Pozzallo sono stati realizzati ben tre incontri pubblici con la cittadinanza e le forze politiche, è stata approvata in consiglio comunale la delibera n. 20 marzo 2002 con la quale si avviava l’avvio del procedimento di variazione territoriale ai sensi della legge regionale 30 del 23.12.2000, è stato esposto all’albo comunale (dal 7 aprile al 21 aprile 2002 e per successivi 30 giorni) il progetto indicante nei minimi particolari le variazioni territoriali che il Comune di Pozzallo avrebbe richiesto a danno del comune di Modica, senza raccogliere alcuna osservazione o reclamo, ed infine il giorno 8 agosto 2002 una seconda deliberazione del consiglio comunale di Pozzallo.  . Se tutto ciò è vero il cittadino non può comprendere cosa significa quel tessere la tela della discordia, di notte, da parte del Sindaco di Pozzallo. Ce lo vuole spiegare?

 

R. La risposta è semplice e prescinde dai dati formali che vengono elencati.

   I rapporti tra Comuni limitrofi sono storicamente improntati alla collaborazione, alla concertazione e soprattutto ad un dialogo istituzionale che in una moderna democrazia non può e non deve mai venir meno. In nessuna fase, durante i sei mesi trascorsi dal mio insediamento il Sindaco di Pozzallo o un suo delegato ha mai rappresentato direttamente ed ufficialmente a questa Amministrazione l’intenzione di procedere addirittura ad una procedura referendaria per annettere parte del territorio modicano a Pozzallo.

Questo atteggiamento è ancora più censurabile se pensiamo che nel corso di questo semestre non solo si sono succeduti numerosissimi incontri istituzionali, ma si è data piena attuazione al tavolo comprensoriale, cui il Comune di Pozzallo siede accanto a quelli di Modica , Ispica e Scicli, che avrebbe rappresentato la sede naturale per avviare un dibattito politico , amministrativo sulla questione.

Invece si taceva e si attingeva a piene mani alle iniziative proposte da questa Amministrazione ed offerte all’esame dei partners.

 

 

D. Abbiamo verificato anche le procedure ed i passaggi realizzati dal comune di Pozzallo alla luce di quanto prevede la legge regionale.n.30 del 23.12.2000 in materia di modificazioni territoriali e confessiamo di non avervi trovato nulla da obiettare almeno per quanto riguarda la sostanza. Cosa rimproverate, in particolare al Sindaco di Pozzallo?

 

R. Ribadisco che i rapporti tra Comuni non possono essere basati solo sul rispetto di aride norme che non tengono conto della storia , spesso coincidente che unisce popolazioni legate da secoli di storia comune, ancorchè oggi separati da artificiali limiti geografici.

Noi non abbiamo né la voglia né ci arroghiamo il diritto di rimproverare alcunchè ad alcuno.

Difendiamo solo un principio sacro: l’intensità territoriale e la storia di un omogeneo gruppo di nostri concittadini.

 

 

D. Sulla mancata informativa formale ci chiediamo se è venuto meno il compito di raccordo che avevano i partiti in fatti come questo dal momento che i consiglieri comunali di Pozzallo, sia della maggioranza che dell’opposizione, appartengono  agli stessi partiti cui appartengono i consiglieri comunali di Modica. Come si può parlare di atto piratesco, di indignazione, di una logica di conquista tipica del periodo ottocentesco (sic), di azione antidemocratica del Sindaco di Pozzallo senza alcun riferimento al comportamento dei partiti nei suoi organi provinciali?

 

R. Quando si rappresentano le istituzioni, il ruolo di partiti , delle segreterie e degli organismi di parte, non può che venire un attimo dopo.

I rapporti fra Enti, o fra chi si onora di rappresentarli, su questioni così delicate,  importanti ed oggettivamente coinvolgenti l’intera cittadinanza, non possono essere mediati dai partiti, per definizione organismi di parte, ma devono essere condotti nei luoghi e nei modi deputati secondo logiche in cui la forma spesso coincide con la sostanza.

 

 

D. Il Sindaco di Pozzallo dice che il Comune di Modica non si fa scrupoli a chiedere il trasporto dei ragazzi dell’elementare residenti nei territori in questione nelle scuole di Pozzallo, ovviamente, facendo così passare un primo esempio di interesse di quelle genti a divenire cittadini pozzallesi.

 

R. Il Sindaco di Pozzallo, ben sa che tali consuetudini sono comuni a tutti gli Enti della Provincia per quanto attiene ad alcuni servizi offerti ai residenti nelle aree di confine tra un territorio e l’altro.

Basta vedere cosa accade per le frazioni di San Giacomo o Montesano, laddove il rapporto consolidato tra i Comuni di Modica e Ragusa, ha consentito un’articolazione integrata di alcuni servizi, quale quello del trasporto scolastico, senza che mai per questo Modica abbia rivendicato il territorio di San Giacomo, né tantomeno Ragusa quello di Montesano.

Ho avuto fra l’altro modo di assistere nei giorni scorsi, ad un servizio televisivo , nel corso del quale i cittadini residenti intervistati hanno tutti ribadito la loro volontà di restare cittadini Modicani. Si tratta, non di impressioni, ma di un dato oggettivo facilmente consultabile.

 

 

D. Cosa risponde al Sindaco di Pozzallo quando sostiene che la sua città nei decenni ha sempre subito scelte scellerate di chi ha paragonato il suo territorio ad una pattumiera, insediandovi impianti industriali, e depuratori di acque reflue a ridosso del suo centro abitato?

 

R. Questa domanda, dovrebbe girarLa a chi ha amministrato in passato e determinato queste scelte. Vorrei però fare rilevare che il Sindaco di Pozzallo omette di ricordare che proprio in quel territorio e proprio grazie a quella classe politica cui Lui rimprovera alcune scelte, il territorio pozzallese è stato oggetto di uno dei più grandi investimenti pubblici della nostra Provincia; mi riferisco al Porto ed alla collegata zona dei servizi, su cui inevitabilmente si fonda lo sviluppo futuro della città marinara.

 

 

D. Noi abbiamo visionato la notevole documentazione prodotta dal Comune di Pozzallo a sostegno della sua richiesta di variazione territoriale, nota sin dal marzo 2002, e francamente ci saremmo aspettati dal consiglio comunale di Modica un ordine del giorno più efficace, che andasse a sostanziare tutte le gravi dichiarazioni fatte durante la discussione  e nei giornali. Invece, nulla; a nostro avviso esso non contiene un solo elemento che possa far riflettere l’Assessorato agli Enti Locali in favore di Modica. Per esempio perché tale ordine del giorno non dimostra che gli abitanti di Modica scenderebbero sotto i 50.000 abitanti come, più volte è stato dichiarato?

 

R. L’ordine del giorno citato, non doveva dimostrare nulla più di quello rappresentato all’unanimità dai Consiglieri Comunali. E’ un atto prevalentemente politico e non tecnico, con cui tutte le forze politiche presenti in Consiglio, hanno respinto la proposta, stigmatizzando modi, tempi e contenuti.

Gli atti formali e soprattutto i rilievi tecnici, saranno avanzati nelle sedi opportune con dovizie di particolari ma non potevano in alcun modo prescindere da una presa di posizione politica così netta da parte della Città.

 

 

D. Il Sindaco di Pozzallo rimprovera al Consiglio comunale di Modica di avere assunto una posizione municipalistica che rimane fine a se stessa.

 

R. Penso che il Consiglio Comunale, in quanto massimo organismo rappresentativo dell’intera Città, non solo possa ma debba tutelare innanzitutto gli interessi del territorio che rappresenta.

Nessuno, né tantomeno il Sindaco di Pozzallo, può rimproverare al civico consesso di adempiere al mandato ricevuto dai cittadini modicani.

 

 

D. In quale maniera sarà possibile per  Modica esercitare una funzione di guida dell’intero comprensorio?.. Non ritiene che occorrerebbe agire in questa direzione ? In caso positivo, non ritiene che i modi aggressivi usati da alcuni consiglieri in particolare possano compromettere una simile prospettiva?

 

R. Prima dell’avvio a sorpresa della procedura consultiva, nessun dubbio era stato sollevato circa il ruolo di capofila del Comune di Modica nel comprensorio. Un ruolo affidato alla Città della Contea dalla storia e condotto negli ultimi anni in maniera impeccabile e fortemente produttivoe per territori che, altrimenti, logiche dimensionali avrebbero relegato a ruoli secondari nei grandi processi di sviluppo provinciali e regionali.

Non mi pare però, che in alcuni casi le logiche comprensoriali impongano ai rappresentanti dei Comuni, a partire dai Consiglieri, di sacrificare gli interessi legittimi e consolidati del proprio territorio.

 

 

D. Non ritiene che Modica se vuole esercitare una sua naturale azione di guida debba farsi carico anche dei problemi dei comuni del comprensorio?

 

R. Non ci siamo sottratti né ci sottrarremo a farci carico dei problemi di alcuno, purchè ciò avvenga nel rispetto di logiche istituzionali consolidate.

Proprio in quest’ottica, il comprensorio avrebbe potuto giocare un ruolo fondamentale per la soluzione del problema pozzallese. Mi sembra però, che la fuga in avanti di Ammatuna, abbia fortemente compromesso questo percorso.

 

 

Infine, più in particolare ritiene possibile che il problema di Pozzallo possa trovare una soluzione in un contesto più generale?

 

R. La questione territoriale, avanzata dall’attuale Amministrazione del Comune di Pozzallo, potrà trovare soluzione, solo se ricondotta nei giusti binari e affidata a tempi in cui, politica da un lato e istituzioni dall’altro, ciascuno per conto proprio prima e poi, possano riflettere con serenità e proporre una soluzione condivisa, che non penalizzi  alcuno.

In caso contrario, ogni possibile soluzione, mi pare si allontani e le richieste assumano più un carattere velleitario che concreto.

***

La determinazione che le risposte del Sindaco evidenziano, a nostro avviso non escludono la possibilità di realizzare un contesto più ampio nel quale inserire questo e tanti altri problemi che stanno alla base di un efficace ricerca e rilancio di una precisa identità culturale di una ben determinata area geografica  come radice di un duraturo rilancio socio-economico.

Noi riteniamo, infatti, che assumere come orizzonte di riferimento almeno l’ambito intercomunale costituito dalla vasta area che comprende i comuni di Modica, Pozzallo, Scicli, Rosolini, Pachino, Portopalo sia non solo corretto, ma necessario. Non una città, quindi, ma un sistema di città necessarie l'una all'altra.

In un simile ambito geografico con sistemi insediativi di area vasta si può, infatti, presumere che l’aspetto della concorrenza territoriale fra i diversi centri sarà un aspetto che tenderà a crescere piuttosto che a attenuarsi: concorrenza nell’erogazione di servizi, nella capacità di attirare investimenti, nelle opportunità da offrire etc. Battere, invece, le strade di una visione diremmo quasi metropolitana significa lavorare sulle differenze, sulle specificità, piuttosto che sull’assimilazione.

Non parleremmo di provincia di Modica; almeno per ora, facciamo maturare il tutto costituendo subito un consorzio poi se sono rose fioriranno; come dire… per il momento fidanziamoci poi…

Speriamo nei prossimi numeri di poter ospitare una intervista del Sindaco di Pozzallo. (Chiuso il 11 dicembre 2002)

 

 

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